Visualizzazione post con etichetta 1Gv 4. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 1Gv 4. Mostra tutti i post

domenica 18 agosto 2024

Siamo chiamati all'Amore da cui proveniamo

Nelle preghiere di questi giorni ho meditato sul passare dal prepararmi a morire al prepararmi alla vita eterna. Questa preparazione richiede una conversione profonda e un riposizionamento in riferimento al senso della vita. Si tratta di una scelta consapevole, che però non avviene in un momento solo, ma in tutti gli istanti che compongono questa vita. E qual è il suo frutto, perché io possa riconoscere che il discernimento mi ha condotto a seguire la volontà di Dio? In estrema sintesi, è l'amore:


Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. In questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.

1 Gv 3, 14.16-18


Su questo brano così bello nella sua concisione e franchezza c'è qualche osservazione da fare. La lettera di Giovanni traccia l'amore come il segno da cui ci rendiamo conto di essere viventi. E', cioè una conseguenza della conversione. Infatti, chi non ama rimane nella morte, che si caratterizza come la nostra condizione originaria. Poi, però, si specifica che la nostra vita (eterna) viene dalla vita che Gesù ha dato perché ama noi. C'è, quindi, un ciclo: l'Amore iniziato da Dio lo conduce a mandare il Figlio per salvarci, e la Vita che è in lui entra a far parte di noi, affinché noi a nostra volta possiamo amare, e amando, doniamo Vita (come nel vangelo della Samaritana). Questi passaggi sono un tutt'uno: non è possibile accettare l'Amore di Dio e non amare a nostra volta, e non è possibile condurre una vita senza amore e al tempo stesso dichiarare di aver conosciuto Dio.


Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. Se uno dice: «Io amo Dio» e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello.

1 Gv 4, 19-21


Signore, ti ringrazio per avermi donato di desiderare la vita. L'esperienza della malattia mi ha fatto conoscere la tua misericordia per me che non sono ancora giunto alla Vita, ma desidero cambiare il mio cuore e accogliere il tuo Amore. Per questo imparerò giorno per giorno ad amare i miei fratelli secondo la tua volontà. Sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra.

domenica 15 novembre 2009

Padre nostro

Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.

Mt 6, 9-13

Parole abituali, che conosciamo a memoria e leggiamo di volata.
Parole che abbiamo imparato da bambini, e chissà cosa hanno significato per noi allora, chissà se lo abbiamo chiesto, chissà cosa mai ci avranno risposto. Per esempio, santificare il nome di qualcuno, che caspita vorrà mai dire, in italiano? E cos'è il regno di Dio? E quando mai abbiamo contratto debiti, e che c'entra il cielo, etc, etc...
Ma è importante, perchè è Gesù che ci ha lasciato queste parole affinchè imparassimo a pregare. Abbiamo già parlato di come pregare, riferendoci a Maria. Queste parole del Cristo ci dicono cosa chiedere. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, disponibile online, c'é una lunga sezione che commenta il Padre Nostro, a cui faccio riferimento a più riprese. Questi riferimenti sono preceduti da un numero, che indica l'articolo del catechismo da cui sono presi.

Padre...

L'espressione Dio-Padre non era mai stata rivelata a nessuno. Quando lo stesso Mosè chiese a Dio chi fosse, si sentì rispondere un altro nome. A noi questo nome è stato rivelato nel Figlio: questo nome, infatti, implica il nuovo nome di Padre [Tertulliano, De oratione, 3].
Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! (1Gv 3,1)

...nostro...
Il Signore ci insegna a pregare insieme per tutti i nostri fratelli. Infatti egli non dice Padre “mio” che sei nei cieli, ma Padre “nostro”, affinché la nostra preghiera salga, da un cuore solo, per tutto il Corpo della Chiesa [San Giovanni Crisostomo, Homilia in Matthaeum, 19, 4: PG 57, 278D].
Questa parolina mi ha preso molto, oggi, mentre pregavo. Forse perchè le mie preghiere sono così diverse da quest'impostazione alla prima persona plurale: chiedo per me, chiedo scusa per me, parlo per me, nella maggiornaza dei casi. Non bisogna pensare che fosse il contesto, ossia il fatto che in tanti lo ascoltavano, a obbligare Gesù a parlare in questi termini: non dice "noi" perchè si rivolge a un pubblico di "voi". Pochi versetti prima, infatti, alternava il tu e il voi durante la predicazione. Qui Gesù mi insegna e ci insegna a pregare al plurale, a cercare l'unità, ad abbattere i confini dell'ego. Se la preghiera è una lista di desideri che chiediamo siano esauditi, ebbene non chiediamolo per noi stessi e basta. Il culto di Dio passa attraverso i fratelli. Un culto di Dio privato semplicemente non esiste. È il culto di un idolo.

...che sei nei cieli...

2794 Questa espressione biblica non significa un luogo [“lo spazio”], bensì un modo di essere; non la lontananza di Dio ma la sua maestà. Il nostro Padre non è “altrove”: egli è “al di là di tutto” ciò che possiamo concepire della sua Santità.
Ben a ragione queste parole “Padre nostro che sei nei cieli” si intendono riferite al cuore dei giusti, dove Dio abita come nel suo tempio. Pertanto colui che prega desidererà che in lui prenda dimora colui che invoca [Sant'Agostino, De Sermone Domini in monte, 2, 5, 17: PL 34, 1277].

...sia santificato il tuo nome...
Secondo il Dizionario di Teologia Biblica, il concetto di "santo" è il contrario di "profano", con enfasi su questa separazione. Santo, insomma, è tutto quanto è puro, bello, giusto, amabile, contrapposto all'impurezza. Il nome di Dio è la sua presenza in mezzo agli uomini. Si parla di una manifestazione, si tratta quindi di chiedere al Signore di manifestarsi nella sua gloria. Il simpatico Ezechiele corrobora questa interpretazione:

Santificherò il mio nome grande, disonorato fra le genti, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le genti sapranno che io sono il Signore - parola del Signore Dio - quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi. (Ez 36,23)
La santità del Signore si rivela nella nostra vita, e quindi l'augurio che facciamo in qualche maniera ci investe in prima persona! Di fatto tutto il capitolo 17 di Giovanni, che riporta la preghiera di Gesù prima della cattura, alterna la glorificazione del Padre e quella del Figlio, in quanto le azioni di Gesù hanno dato gloria al Padre, e il Padre ha dato gloria a Gesù nei segni che gli ha consentito di compiere e gliene darà ancora nella Resurrezione. Quando perciò preghiamo è come se invitassimo Dio a glorificare il proprio nome. Messo da parte il nostro impegno nella testimonianza, che altro vuol dire "glorificare"? E che ci guadagna Dio a glorificarsi? Ma soprattutto, a noi cosa cambia?
Il concetto di gloria, in aramaico, pare sia legato al concetto di "peso". Gloria ha pertanto chi o cosa sia potente, ricco, influente o bello. Dar gloria a Dio vuol dire "dargli peso", metterlo al primo posto. Cristo ha dato gloria a Dio, perché per rivelarlo è giunto alla morte, e alla morte di croce. Dio glorifica sè stesso dinanzi agli uomini quando rende evidente la sua potenza, ad esempio nei miracoli legati a Mosè.
Insomma Dio, noi ti chiediamo di poterti vedere, di poterti conoscere, di vedere la tua grandezza coi nostri occhi! Ed è chiaro cosa cambia: chiunque vuol vedere il suo amato, e chiunque ne è rinfrancato.

...venga il tuo regno...

Be' oh, questo sembra facile... In realtà il Regno di Dio è una cosa così complicata che Matteo vi dedica ben 7 parabole, e Gesù torna spessissimo su di esso. Certamente è la vita nuova dopo il giudizio universale, certamente è l'Agape cristiana, l'amore reciproco vissuto in questa vita. Nella mia esperienza personale di preghiera, questa frase significa:"Vieni Signore, e prendi il timone di questa barca, governa tu, sii tu al primo posto."


...sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Considerate come Gesù Cristo ci insegni ad essere umili, mostrandoci che la nostra virtù non dipende soltanto dai nostri sforzi, ma anche dalla grazia di Dio. Egli comanda ad ogni fedele che prega, di farlo con respiro universale, cioè per tutta la terra. Egli, infatti, non dice “sia fatta la tua Volontà” in me o in voi, “ma in terra, su tutta la terra”; e ciò perché dalla terra sia eliminato l'errore e sulla terra regni la verità, sia distrutto il vizio, rifiorisca la virtù, e la terra non sia diversa dal cielo [San Giovanni Crisostomo, Homilia in Matthaeum, 19, 5: PG 57, 280B].
Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno. (Gv 6,40)
2826 E' mediante la preghiera che possiamo “discernere la Volontà di Dio” (Rm 12,2 ) [Ef 5,17 ] ed ottenere la costanza nel compierla [Eb 10,36 ].
Sia fatta nella Chiesa come nel Signore nostro Gesù Cristo [Sant'Agostino, De Sermone Domini in monte, 2, 6, 24: PL 34, 1279].

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
per il corpo e per lo spirito:

l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. (Dt 8,3)

e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
2840 Ora, ed è cosa tremenda, questo flusso di misericordia non può giungere al nostro cuore finché noi non abbiamo perdonato a chi ci ha offeso. L'Amore, come il Corpo di Cristo, è indivisibile: non possiamo amare Dio che non vediamo, se non amiamo il fratello, la sorella che vediamo [1Gv 4,20 ]. Nel rifiuto di perdonare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, il nostro cuore si chiude e la sua durezza lo rende impermeabile all'amore misericordioso del Padre; nella confessione del nostro peccato, il nostro cuore è aperto alla sua grazia.

...e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
O dal maligno, secondo la Bibbia di Gerusalemme. La traduzione è cambiata, perchè il verbo aramaico da cui sarebbe stata ottenuta la versione greca ha un significato permissivo, del tipo: non lasciare che cadiamo in tentazione.
Personalmente amo molto questo cambiamento, perchè nella tentazione non si ha la sensazione di essere tormentati da Dio, piuttosto si ha l'impressione di esserne abbandonati.


Padre nostro, che sei nella beatitudine celeste, che ti levi così alto di fronte agli uomini, così bello e grande, Dio, mio Signore,
fatti vedere in mezzo a noi e per mezzo nostro, affinchè tutti ti conoscano,
e tu possa regnare veramente in questo mondo e nel nostro cuore.
Allora, ciascuno amerà il prossimo suo come sè stesso,
con lo stesso amore con cui tu ami tuo Figlio, con lo stesso amore degli angeli del cielo, quella Carità che resta in eterno, quando i cieli e la terra sono passati.
Provvedi tu al nostro sostentamento materiale e spirituale, il necessario, senza fasto, ma non lasciare che alcuno ne sia privo;
perdona le nostre mancanze, e noi ci impegnamo a perdonare allo stesso modo le mancanze degli altri verso di noi, perché Signore, in te siamo così ricchi di amore, che possiamo perdonare tutto a tutti. Poiché tu ci hai amato per primo, continuamo ad amare, poiché tu per primo ci hai rivelato le nostre debolezze ai nostri occhi e le hai perdonate, noi pure perdoniamo.
Nel momento della sofferenza e della distanza, quando non teniamo piú fede a te e amiamo male, Signore, non ci abbandonare. Resta con noi e sii pronto a rialzarci dal fosso in cui siamo caduti, non lasciare che ci disperiamo, non lasciarci incattivire nella durezza del nostro egoismo. Non lasciarci nella schiavitù del peccato, ma amaci una volta ancora Signore, e donaci il tuo Spirito, perchè dove è il tuo Spirito è la libertà.
Amen

domenica 27 settembre 2009

Banane, idoli e buona novella

Poiché dunque non vedeste alcuna figura, quando il Signore vi parlò sull'Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita, perché non vi corrompiate e non vi facciate l'immagine scolpita di qualche idolo.

Perché, alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto l'esercito del cielo, tu non sia trascinato a prostrarti davanti a quelle cose e a servirle; cose che il Signore tuo Dio ha abbandonato in sorte a tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli. Voi invece, il Signore vi ha presi, vi ha fatti uscire dal crogiuolo di ferro, dall'Egitto, perché foste un popolo che gli appartenesse, come oggi difatti siete. (Dt 4, 15-16.19-20)

Qualche volta mi diverto a immaginare come si insultavano tra di loro gli ebrei di 2500 anni fa, ma se pure ci fossero studi in proposito, la mia curiositá non sarebbe sufficiente perché mi impegni a cercarli :) Secondo me in ogni caso un tema a cui dovevano essere sensibili è quello dell'idolatria, che percorre tutto l'AT. "Idolatra!" doveva essere un insulto pesante, perchè nella religione questo popolo trovava la sua identità. Proprio gli Ebrei erano i privilegiati, coloro che avevano conosciuto il vero Dio, non erano come gli altri popoli che rendevano culto alle statue. Qui Dio non se la prende con gli egiziani perchè veneravano Amon-Ra, se la prende con quelli che lo hanno incontrato e che preferiscono una statua di pietra all'incontro con il Signore - come Esaù, che rifiuta la primogenitura per un piatto di lenticchie. In tutto il NT Gesù se la prenderà invece coi farisei, gente che a prima vista non pensa ad altro che a Dio.

Ma il tema non é cambiato: si tratta di barattare Dio per qualcos'altro. Cose belle e grandi, che fanno parte della comune esperienza umana: la luna e le stelle, i prodotti della creazione, un buon lavoro, il denaro, una bella donna, una famiglia felice. Cose che vengono da Dio, cose belle e buone, ma che non sono Dio. E nel caso dei farisei? I farisei hanno barattato la salvezza di Dio con un insieme di regole: Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella legge; siete decaduti dalla grazia (Gal 5, 4). Con le parole di Giovanni Paolo II: "Il vero dramma dei cristiani che amano definirsi moderni è il tentativo di correggere lo stupore dell'evento di Cristo con delle regole."

Più profondamente, si tratta di rendere culto non a Dio, ma a una immagine di Dio che noi ci siamo costruiti. Per gli idolatri era una statuetta, per i farisei la compiacenza con le regole, oggi può essere un'ideologia politica, un ideale di famiglia o di vita. Un Dio così non cambia niente. Ci permette di fare la nostra vita tranquilla, senza scossoni, senza sorprese. È un Dio ansiolitico, modellato a nostra immagine e somiglianza, un Dio tascabile, fatto da noi, il Dio di Feuerbach insomma, che quello vero non ha avuto fortuna di conoscerlo.

Se insomma un abile legnaiuolo, segato un albero maneggevole, ne raschia con diligenza tutta la scorza e, lavorando con abilità conveniente, ne forma un utensile per gli usi della vita; raccolti poi gli avanzi del suo lavoro, li consuma per prepararsi il cibo e si sazia. Quanto avanza ancora, buono proprio a nulla, legno distorto e pieno di nodi, lo prende e lo scolpisce per occupare il tempo libero; senza impegno, per diletto, gli dà una forma, lo fa simile a un'immagine umana.

Eppure quando prega per i suoi beni, per le sue nozze e per i figli, non si vergogna di parlare a quell'oggetto inanimato; per la sua salute invoca un essere debole, per la sua vita prega un morto: per un aiuto supplica un essere inetto, per il suo viaggio chi non può neppure camminare; per acquisti, lavoro e successo negli affari,chiede abilità ad uno che è il più inabile di mani. (Sap 13, 11-13.17-19)

La buona novella è che Dio vive, è Amore e che ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito, perchè chi crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna! Oh: mica noccioline!

Insomma, un vero scoop. Dio ci ama. Dio ci cerca. La nostra vita può cambiare. Esiste davvero la speranza di un mondo migliore. È a portata di tutti e non si paga. Se siete poveri, tanto meglio. Se avete di che lamentarvi, siete i benvenuti! Se siete deboli, se non sapete farvi valere, se non avete nulla da dare, se siete stronzi, brutti e cattivi, peccatori e criminali, bastardi e figli di puttana, bene, siete venuti dalla persona giusta: Gesù non é venuto per i giusti ma per i peccatori! Una notiziona che non lascia indifferenti, una cosa diversa dal mondo che abbiamo davanti agli occhi, una cosa nuova.

Un Dio che non ti cambia la vita non è Dio: "Convertitevi e credete al vangelo", esordisce Gesù quando comincia a girare per la Galilea giustappunto per annunciare questa notizia! Lasciatevi trasformare da Dio! (Rm 12, 2). Questo Dio non é nelle nostre mani, siamo noi nelle sue. Non siamo noi a plasmarlo, ma egli ci plasma a sua immagine:

Sì, Dio ha creato l'uomo per l'immortalità; lo fece a immagine della propria natura. (Sap 2,23)

Non c'è un pezzo di legno degno di rivestire l'immagine di Dio, ma solo l'uomo. Perciò il Padre é rivelato da Gesù: perchè il Padre ama l'uomo, ciascuno, te, me, noi, fino a unirsi carnalmente a lui. La natura di Dio é un amore che dura oltre la morte, un amore fedele, caldo, che mira alla perfezione. Provate.

Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l'uomo che in lui si rifugia. (Sal 33, 9)

Quando parliamo di Dio, lo descriviamo sempre un po' come piace a noi: qualcuno lo vuole potente e terribile, qualcuno tranquillo e pacifico, qualcuno un po' repubblicano, qualcuno progressista. Ciascuno lo taglia qua e là a modo suo per farcelo entrare a ogni costo nel proprio altarino; lo stesso per la Parola. Alcuni sono annoiati dal trovare nella Bibbia: vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri; altri non possono sopportare: le donne stiano sottomesse ai mariti; per altri è uno scandalo: quello che Dio ha unito l'uomo non separi.

Pensate sia un fenomeno nuovo?

E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. (1Cor 1, 22-24)

La Parola di Dio perde tutta la sua efficacia, se viene incatenata e ne facciamo lo strumento per dire quel che piace a noi. Perciò di queste mutilazioni siamo già avvertiti dalla Scrittura stessa:

Queste parole pronunciò il Signore, parlando a tutta la vostra assemblea, sul monte, dal fuoco, dalla nube e dall'oscurità, con voce poderosa, e non aggiunse altro. (Dt 5, 22)

Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. (Mt 5, 17-19)

Ugualmente, non siamo capaci di accogliere Dio se lo costringiamo in una gabbia e non lo lasciamo operare nella nostra vita. Pensate ai discepoli di Emmaus. Gesù era stato crocifisso e questi due, che lo avevano seguito, si allontanavano sconfortati da Gerusalemme discutendo tra loro. Ci hanno creduto fino in fondo, e hanno visto il loro eroe crocifisso. Si aspettavano, chissà, di essere liberati dai Romani, o qualche grande miracolo. Hanno camminato con Gesù, lo hanno ascoltato. Gli hanno dato il loro cuore. Ci hanno creduto sul serio.

Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. (Lc 24, 15-16)

Quando uno non vede qualcosa di evidente, da noi si dice:"Tieni le banane davanti agli occhi?" :D Ora queste banane spirituali sono proprio le immagini che noi ci costruiamo di Dio. Per questi due la crocifissione di Gesù era la morte di quel Signore degli eserciti che doveva salvare Israele.

Non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell'ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. (Ef 4, 17-18)

Nei nostri si risveglia l'amore di Dio (cioé l'amore che Dio ha dato loro) alla predicazione delle scritture da parte di Gesù:

E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme. (Lc 24, 27-33)

Perciò é necessario tornare alla scrittura, e tornarci e tornarci, cercarla e testimoniarla, perchè possiamo confrontare sempre il nostro dio con il Dio che ci amati, ci ha cercati, ci ha scaldato il cuore, ci ha insegnato la Verità, mostrato la Via, dato la Vita. Il Signore non vede l'ora di parlarci, e siccome ama fare le cose in grande, lo ha fatto con una lettera lunga migliaia di pagine, la Bibbia, che in sintesi dice: Dio ci ha cercato, ci ha desiderato, ci ha amato. Nella sofferenza ci siamo sentiti lontani, ma egli camminava con noi. Siamo il suo popolo, i suoi figli prediletti, ci conosce e ci capisce.

È un amore che salva, un amore che cambia, un incontro che, quando é autentico, lascia una nostalgia e una sete inestinguibile. E la buona notizia é che Dio ci ama oggi, ci amerà domani, come ci ha amato, e noi lo incontreremo ancora, e ancora ci arderà il cuore.

Oggi ardeva il mio cuore, Signore, e ti voglio ringranziare. Sei l'unico che mi ama fino a questo punto, sei l'unico che calma la mia sete, e a te sempre voglio tornare. Mi allontano sempre, ma torno, Signore, perchè sei dolce come la voce della madre per il neonato, sei l'innamorato che non é mai sazio. Con te é sempre come il primo giorno, e il tempo non affievolisce la tua passione. A te, Padre, Madre, Fratello, il mio amore con tutto il cuore, la mente e le forze.