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domenica 18 agosto 2024

Il battesimo nella vita quotidiana

Ogni tanto mi aiuta ricordare che i vangeli sono stati messi insieme da una comunità di seguaci di Cristo che viveva sul chi va là delle persecuzioni, condivideva tutto e annunciava la Buona Novella a coloro che incontrava. In quel frangente così fragile e pericoloso della incipiente fede cristiana, c'era una simbolo che era sinonimo di fede ormai irrevocabile, la conquista della vita eterna una volta per tutte - a meno di qualche tirata d'orecchi da parte di Paolo o degli altri apostoli. Il battesimo.

Nella dinamica della vita e della morte delle meditazioni di questi giorni, il battesimo è lo spartiacque ("spartiacque" è qui un lemma particolarmente ispirato!). Prima del battesimo c'è una vita senza fede e senza senso. Dopo c'è una vita che non muore perché non ha a che fare con la carne, ma con lo spirito. Il concetto è espresso in modo esplicito da Giovanni e da Paolo.


Quelli infatti che vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Rm 8, 5-6.12-13


Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura.

Gal 6, 8.15


L'essere nuova creatura è quella conversione che Giovanni Battista, e poi Gesù, avevano predicato. E', nei fatti, l'essenza della Buona Novella: convertirsi, credere, cambiare vita. Lo spiega anche Gesù in persona a Nicodemo: rinascere "da acqua e spirito".


Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito.

Gv 3, 4-6


Il brano di Giovanni riecheggia l'Antico Testamento, e doveva toccare corde profonde non soltanto nei Gentili ma anche negli ebrei, estremamente attenti alla purificazione rituale. Un brano di Ezechiele evoca ancora una volta la conversione del cuore:


Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli, vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme.

Ez 36, 25-27


Nel brano di Nicodemo, una possibile interpretazione è che Gesù parli di acqua in senso esclusivamente figurato, ma l'acqua torna insistentemente nei primi capitoli del vangelo di Giovanni. Io ho l'impressione che, essendo il vangelo di Giovanni stato redatto da una comunità più che da un solo uomo, ci fosse l'intento di attribuire l'istituzione del battesimo a Gesù e valorizzare questo sacramento come l'evento che donava vita ai catecumeni. In realtà, Giovanni stesso specifica che, laddove la predicazione del Cristo si è accompagnata a un battesimo, non Gesù battezzava, bensì i suoi discepoli. Nelle parole di Gesù, l'acqua è piuttosto associata alla sete che alla purificazione:


«Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».

Gv 4, 13-14


La grande promessa di questo brano è la revoca della condanna di Adamo ed Eva: Gesù ci può donare davvero di diventare simili a Dio. La Parola ci trasmette questo invito come una esigenza epocale, un atto di fede che avviene una volta per tutte e si esprime attraverso il battesimo. Ma per noi, battezzati da bambini, quell'attimo è diluito lungo tutta la vita. Scegliere la Vita diventa, per noi, il discernimento necessario per identificare, in ogni piccola scelta che facciamo, la grande scelta fatta per cercare il Regno di Dio.


domenica 7 febbraio 2010

Cristo Re

Io santificherò il mio gran nome che è stato profanato fra le nazioni, in mezzo alle quali voi l'avete profanato; e le nazioni conosceranno che io sono il SIGNORE", dice il Signore, DIO, "quando io mi santificherò in voi, sotto i loro occhi. Io vi farò uscire dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi, e vi ricondurrò nel vostro paese; vi aspergerò d'acqua pura e sarete puri; io vi purificherò di tutte le vostre impurità e di tutti i vostri idoli. Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni. Abiterete nel paese che io diedi ai vostri padri, sarete il mio popolo, e io sarò il vostro Dio.
Ez 36,23-28

Questo post ho cominciato a prepararlo il 14 Ottobre. Ho pensato di postarlo il 22 Novembre, era il giorno di Cristo Re. Quel giorno ricorreva per me il settimo anniversario della cresima, sapete, la Confermazione.
Perchè a due mesi dalla mia conversione, questa si è tradotta per me in sacramento, quel sacramento in cui uno dice:"Eccomi, Signore! Abbraccio la vita che tu mi metti davanti, con questa fede, in questa chiesa, sono il tuo soldato". E qui ho cominciato a pregarci su, a meditare, e mi sono fermato. Perchè questo passo di Ezechiele io lo leggevo al futuro, ma vedete, questo è il passato, questo è già successo.

La promessa di questo passo Dio l'ha mantenuta. A livello storico, perché Gesù è venuto sulla terra, e tutto quanto detto è stato fatto. Il Signore si è santificato in noi, nell'umanità, nella santità di Cristo. Gli apostoli hanno radunato gente da tutti i paesi, perché tutti diventassimo cittadini del cielo. Dio ci ha dato un cuore nuovo e il suo Spirito, dopo la morte di Cristo; eravamo duri di cuore e siamo stati cambiati.
Io l'ho vissuto anche a livello personale, io l'ho incontrato Cristo, ho avuto un cuore nuovo, sono parte del popolo di Dio. Eppure l'attesa non si estingue, e sempre sento quel che mi manca, la mia distanza da Dio. È ingiusto, però, credere che la salvezza arriverà domani, tutta insieme. La salvezza, in questi sette anni, Dio me l'ha data poco a poco, e il molto che ancora mi manca me lo dà giorno per giorno. I nostri errori, i nostri limiti, sono tali oggi, e ci disgustano, ma sono un passo di un lungo cammino. Quello che oggi sembra un male abietto é uno stadio incompleto del bene. Quando i neonati gattonano non sono impediti. Stanno solo imparando.
Stiamo solo imparando a fare il Bene, ma il Bene c'è, lì sotto, dentro di noi. Bisogna che continuiamo a imparare.
Nella festa di Cristo Re che si avvicinava, mi chiedevo in cosa questo Regno consista, e in cosa credo, e perchè ci credo, e cosa mi ha convinto, se ne sono ancora convinto. Siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni (1 Pt 3, 15).

Ho cercato allora nella Parola di Dio, ed ecco il vangelo del giorno di Cristo Re:

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Gv 18, 33b-37

"Il mio regno non è di questo mondo". Queste parole mi hanno tenuto sospeso. Che differenza fa Cristo? Per quale motivo avevo scelto di servire questo re?

Guardate, Cristo si è comportato in modo peculiare. Quando lo arrestano, non fugge, e nessuno combatte per lui; avendo un grande messaggio da dare, non lo ha scritto perché potesse ispirare le generazioni future, ma lo ha affidato a un gruppo di pescatori, verbalmente, vivendoci accanto per tre anni e parlando con loro. Altri capi e innovatori religiosi, o saggi, si sono lasciati proteggere da zelanti politici o da gruppi di fedeli. Penso ad esempio a Lutero, a Maometto, a tanti papi. Gesù no, va a morire. Di una morte umiliante, che per un giudeo era il segno chiaro:"Questo qui non è stato accettato dal Sinedrio, quindi era un bestemmiatore."
Ma fin qui ci arrivava anche il buon Socrate.
Gesù è ancora più strano. Avendo capito molte cose, poteva tirar fuori una sua idea, farne una teoria, come il marxismo o la maieutica. Gesù, invece, insiste per scomparire: afferma sempre che tutto quanto dice non è venuto in testa a lui, ma glielo ha detto il Padre.
Io ho letto la biografia di Terzani, e devo dire, un uomo saggio. Pur quest'uomo saggio, giunto alla fine della sua vita, chiama il figlio e gli racconta le sue memorie. Terzani non si lascia disperdere così, nella storia. Pur distaccato dalla vita, non si distacca dal dire la sua, dall'esprimere quella sua vita in pagine che sono in qualche modo garanzia di immortalità. Gesù non fa preparativi di sorta, il tutto si limita a una preghiera a cena.
Di solito quando uno è re detta le regole. Gesù no, lui rispetta le regole degli altri. Cavolo, il figlio di Dio poteva pure dire di fare una cerimonia in questo modo anzichè in un altro. Lui la lascia agli uomini, la liturgia. Quante volte nella storia dell'uomo un leader cambia le regole? Pensate alla rivoluzione francese. Gesù invece obbedisce alle regole di Mosè, e pure a quelle di Cesare, e anzi le fa diventare più esigenti. Robespierre arriva e dice: via il re Luigi, a morte, non c'é bisogno. Gesù arriva e dice, non solo non dovete tradire vostra moglie, come sta scritto, ma non dovete neppure pensarci a tradirla. La dovete amare, vostra moglie. Che non è mica più facile. Tradire è un fatto, anzi non-tradire è un non-fare; ma amare, questa è una cosa che si gioca senza testimoni, senza prove da superare, è un impegno che non finisce più.
Quando uno è re mangia di più degli altri e gli toccano gli onori. Gesù digiunava e lavava i piedi ai discepoli.
Quando uno è re, minimo minimo deve stendersi a dirimere le questioni di legge (era così specialmente tra i giudei, i quali chiedevano udienza presso il re perché questi giudicasse le cause). Quando a Gesù portano l'adultera, egli non la giudica. Tutti sanno che l'adultera non avrebbe dovuto tradire il marito. Lo sanno i giudei che la vogliono lapidare, lo sa Gesù e lo sa pure lei. Lui le dice invece: va' e non peccare più (Gv 8,11). Qua c'è da pensarci un attimo. Non è che Gesù fosse meno ebreo degli altri. Naturalmente da ebreo gli viene presentata la peccatrice, egli può spontaneamente pensare:"Troia. Lapidiamola." No, invece. Gesù è venuto a salvarla la gente, non a condannarla.
Se tu sei re e uno ti attacca, ti toglie dal trono e ti mette in ridicolo, come minimo gli scagli una maledizione. Gesù invece muore pregando perché chi l'ha messo in croce sia perdonato.

Ma dove lo trovo un altro così? Seriamente. Mettiamoci a ripassare la lista dei rivoluzionari, degli eroi, dei profeti, e vediamo. Io non l'ho trovato. Delle persone hanno cercato di fare un po' come lui. S. Francesco, S. Agostino, S. Bernardo... Ma è l'originale, Gesù, che mi lascia a bocca aperta.

Prima di convertirmi non era certo mio uso inchinarmi davanti alla croce. Nel mese in cui poi mi convertii frequentavo un oratorio dell'Opus Dei, in una residenza universitaria dove andavo a studiare. Avevano molti libri e una bella cappellina. Ricordo che una volta entrai nell'oratorio, un po' curioso, un po' con vergogna, insomma, io ero un giovane ambizioso intellettuale ateo :D Sgattaiolai dentro infilandomi subito tra le panche, senza arrivare di fronte all'altare, là dove il buon cristiano si genuflette. Sedetti, e poi pensai a come ero entrato. Un po' come un imbucato a una festa, che non vuol incontrare il padrone di casa. Realizzai allora quanto ero attaccato al mio orgoglio di guardare Dio da pari a pari, perché io ero ateo, io ero un uomo libero, e quella... era una statua. Lì pregai per la prima volta. Mi sentivo così schiavo, e avrei voluto essere così libero. Mi sentivo incatenato a terra, e volevo volare.
Ora, che libertà è giurare fedeltà a un re? Non è che sia proprio libertà. Ma io avevo incontrato delle suore, e avevo visto come loro vivevano questo cristianesimo, questo amore. Caspita, era diverso dal resto del mondo. Il mondo che conoscevo, che potevo prevedere, il mondo che potevo tenere in tasca. Con i mezzi che fin da piccoli impariamo a conoscere, le relazioni interpersonali, la cultura, la filosofia, la politica. Con tutta questa ricchezza di mezzi, l'umanità non cambiava. Non cambiava neppure gli individui; ma queste suore, queste possedevano l'afflato di originalità, di stranezza, che era caratteristico di Cristo.

Allora, nel vederlo anche realizzato, ci ho creduto, alle parole di quest'uomo, che ho trovato scritte dai suoi seguaci. Chiaro che a me piace pensare di essere libero, indipendente, grande e potente. Chiaro che mi piace l'idea di diventare professore un giorno. Naturalmente sogno di avere un bel lavoro, una bella famiglia, scrivere libri influenti e avere a cena i miei amici. Re di questo mio piccolo mondo.
Ma essere servo di questo re, Gesù, non posso negarlo, mi piace di più.
Le risposte di questo mondo non mi bastano. La politica non è sufficiente. Verrà mai lo stato a dirvi di risparmiare, perché c'è gente più povera di voi che ha bisogno dei vostri soldi più di voi? No, lo stato vi dà gli incentivi per cambiare auto. Come potrebbe fare altrimenti? Col comunismo? Bene, disparità non ce ne sono più, ma sembra che la libertà di pensiero ne risenta un tantino... e allora?

E allora Cristo è l'alternativa. Non è un'idea da argomentare, è una persona, il cui comportamento si capisce solo con l'amore. Cristo ha amato, e anche io voglio amare come lui. Perciò credo a quello che ha detto. Spesso ho dei dubbi sulla mia fede. Ma mi sostiene il fatto che Cristo ha detto che questo Dio c'è, che sono suo figlio, ed è l'unico uomo a cui mi sento davvero di prestare fede. Non perché faceva i miracoli. Perché amava più degli altri, per questo gli credo. Non gli resisto, perchè mi sono proprio innamorato della sua Verità, della sua Vita. È per me una fonte di ispirazione, di crescita e di consolazione. Soffro quando non riesco a comportarmi come Cristo, godo quando riesco ad amare come Egli ha amato, quando mi sento unito a lui.
Studio il suo comportamento con attenzione. E mi consola pensare, quando sbaglio, che almeno ho tentato di amare. Alla fine non ce l'ho fatta, ma quello che a Cristo non piace è che non ci si butti neppure nell'avventura, omettere è il peccato radicale. Dimenticarsi di amare. Ignorare le persone (nel peccato originale, ignorare Dio).

E naturalmente l'Amore è esigente. Non è che posso andare da mia moglie e dirle:"Senti, io ti amo, però insomma sii tollerante, a me le femmine piacciono assai". Cristo è esigente. Non si può stiracchiare la Verità qua e là per farci entrare tutto quello che ci piace. Bisogna cercarla, questa Verità, non inventarsela. Io la cerco nelle parole di Cristo, nel tentativo di vivere come Lui. Oggi porto un frutto magro. Ma a tentoni, col tempo, anche questo neonato imparerà a camminare eretto...


Per questo amore, Signore, per l'occasione di incontrarti, per avermi cercato, ti ringrazio profondamente. Per il cuore nuovo, per i cambiamenti che hai fatto i me, e per quelli che prepari; per l'amore che ho ricevuto dalle persone, per l'amore ricevuto da te, per il calore della tua preghiera; per la sofferenza, in cui mi hai mostrato la strada; per la solitudine in cui hai sussurrato la tua parola; per la compagnia in cui mi hai donato la gioia; per il pane che mi hai dato, per l'intelligenza, per il corpo, per l'occasione che ho avuto di imparare e di amare; per la Speranza nel Tuo esempio, per la Fede di chi ha acceso in me la Fede; per la bellezza del mondo, delle creature, per il mistero che ci circonda, ti ringrazio, Padre, di cuore. E ti prego con fiducia, che tu mi insegni a Obbedire a questo Re, e lasciare che la tua volontà sia fatta davvero nella mia vita.

domenica 15 novembre 2009

Padre nostro

Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.

Mt 6, 9-13

Parole abituali, che conosciamo a memoria e leggiamo di volata.
Parole che abbiamo imparato da bambini, e chissà cosa hanno significato per noi allora, chissà se lo abbiamo chiesto, chissà cosa mai ci avranno risposto. Per esempio, santificare il nome di qualcuno, che caspita vorrà mai dire, in italiano? E cos'è il regno di Dio? E quando mai abbiamo contratto debiti, e che c'entra il cielo, etc, etc...
Ma è importante, perchè è Gesù che ci ha lasciato queste parole affinchè imparassimo a pregare. Abbiamo già parlato di come pregare, riferendoci a Maria. Queste parole del Cristo ci dicono cosa chiedere. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, disponibile online, c'é una lunga sezione che commenta il Padre Nostro, a cui faccio riferimento a più riprese. Questi riferimenti sono preceduti da un numero, che indica l'articolo del catechismo da cui sono presi.

Padre...

L'espressione Dio-Padre non era mai stata rivelata a nessuno. Quando lo stesso Mosè chiese a Dio chi fosse, si sentì rispondere un altro nome. A noi questo nome è stato rivelato nel Figlio: questo nome, infatti, implica il nuovo nome di Padre [Tertulliano, De oratione, 3].
Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! (1Gv 3,1)

...nostro...
Il Signore ci insegna a pregare insieme per tutti i nostri fratelli. Infatti egli non dice Padre “mio” che sei nei cieli, ma Padre “nostro”, affinché la nostra preghiera salga, da un cuore solo, per tutto il Corpo della Chiesa [San Giovanni Crisostomo, Homilia in Matthaeum, 19, 4: PG 57, 278D].
Questa parolina mi ha preso molto, oggi, mentre pregavo. Forse perchè le mie preghiere sono così diverse da quest'impostazione alla prima persona plurale: chiedo per me, chiedo scusa per me, parlo per me, nella maggiornaza dei casi. Non bisogna pensare che fosse il contesto, ossia il fatto che in tanti lo ascoltavano, a obbligare Gesù a parlare in questi termini: non dice "noi" perchè si rivolge a un pubblico di "voi". Pochi versetti prima, infatti, alternava il tu e il voi durante la predicazione. Qui Gesù mi insegna e ci insegna a pregare al plurale, a cercare l'unità, ad abbattere i confini dell'ego. Se la preghiera è una lista di desideri che chiediamo siano esauditi, ebbene non chiediamolo per noi stessi e basta. Il culto di Dio passa attraverso i fratelli. Un culto di Dio privato semplicemente non esiste. È il culto di un idolo.

...che sei nei cieli...

2794 Questa espressione biblica non significa un luogo [“lo spazio”], bensì un modo di essere; non la lontananza di Dio ma la sua maestà. Il nostro Padre non è “altrove”: egli è “al di là di tutto” ciò che possiamo concepire della sua Santità.
Ben a ragione queste parole “Padre nostro che sei nei cieli” si intendono riferite al cuore dei giusti, dove Dio abita come nel suo tempio. Pertanto colui che prega desidererà che in lui prenda dimora colui che invoca [Sant'Agostino, De Sermone Domini in monte, 2, 5, 17: PL 34, 1277].

...sia santificato il tuo nome...
Secondo il Dizionario di Teologia Biblica, il concetto di "santo" è il contrario di "profano", con enfasi su questa separazione. Santo, insomma, è tutto quanto è puro, bello, giusto, amabile, contrapposto all'impurezza. Il nome di Dio è la sua presenza in mezzo agli uomini. Si parla di una manifestazione, si tratta quindi di chiedere al Signore di manifestarsi nella sua gloria. Il simpatico Ezechiele corrobora questa interpretazione:

Santificherò il mio nome grande, disonorato fra le genti, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le genti sapranno che io sono il Signore - parola del Signore Dio - quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi. (Ez 36,23)
La santità del Signore si rivela nella nostra vita, e quindi l'augurio che facciamo in qualche maniera ci investe in prima persona! Di fatto tutto il capitolo 17 di Giovanni, che riporta la preghiera di Gesù prima della cattura, alterna la glorificazione del Padre e quella del Figlio, in quanto le azioni di Gesù hanno dato gloria al Padre, e il Padre ha dato gloria a Gesù nei segni che gli ha consentito di compiere e gliene darà ancora nella Resurrezione. Quando perciò preghiamo è come se invitassimo Dio a glorificare il proprio nome. Messo da parte il nostro impegno nella testimonianza, che altro vuol dire "glorificare"? E che ci guadagna Dio a glorificarsi? Ma soprattutto, a noi cosa cambia?
Il concetto di gloria, in aramaico, pare sia legato al concetto di "peso". Gloria ha pertanto chi o cosa sia potente, ricco, influente o bello. Dar gloria a Dio vuol dire "dargli peso", metterlo al primo posto. Cristo ha dato gloria a Dio, perché per rivelarlo è giunto alla morte, e alla morte di croce. Dio glorifica sè stesso dinanzi agli uomini quando rende evidente la sua potenza, ad esempio nei miracoli legati a Mosè.
Insomma Dio, noi ti chiediamo di poterti vedere, di poterti conoscere, di vedere la tua grandezza coi nostri occhi! Ed è chiaro cosa cambia: chiunque vuol vedere il suo amato, e chiunque ne è rinfrancato.

...venga il tuo regno...

Be' oh, questo sembra facile... In realtà il Regno di Dio è una cosa così complicata che Matteo vi dedica ben 7 parabole, e Gesù torna spessissimo su di esso. Certamente è la vita nuova dopo il giudizio universale, certamente è l'Agape cristiana, l'amore reciproco vissuto in questa vita. Nella mia esperienza personale di preghiera, questa frase significa:"Vieni Signore, e prendi il timone di questa barca, governa tu, sii tu al primo posto."


...sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Considerate come Gesù Cristo ci insegni ad essere umili, mostrandoci che la nostra virtù non dipende soltanto dai nostri sforzi, ma anche dalla grazia di Dio. Egli comanda ad ogni fedele che prega, di farlo con respiro universale, cioè per tutta la terra. Egli, infatti, non dice “sia fatta la tua Volontà” in me o in voi, “ma in terra, su tutta la terra”; e ciò perché dalla terra sia eliminato l'errore e sulla terra regni la verità, sia distrutto il vizio, rifiorisca la virtù, e la terra non sia diversa dal cielo [San Giovanni Crisostomo, Homilia in Matthaeum, 19, 5: PG 57, 280B].
Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno. (Gv 6,40)
2826 E' mediante la preghiera che possiamo “discernere la Volontà di Dio” (Rm 12,2 ) [Ef 5,17 ] ed ottenere la costanza nel compierla [Eb 10,36 ].
Sia fatta nella Chiesa come nel Signore nostro Gesù Cristo [Sant'Agostino, De Sermone Domini in monte, 2, 6, 24: PL 34, 1279].

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
per il corpo e per lo spirito:

l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. (Dt 8,3)

e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
2840 Ora, ed è cosa tremenda, questo flusso di misericordia non può giungere al nostro cuore finché noi non abbiamo perdonato a chi ci ha offeso. L'Amore, come il Corpo di Cristo, è indivisibile: non possiamo amare Dio che non vediamo, se non amiamo il fratello, la sorella che vediamo [1Gv 4,20 ]. Nel rifiuto di perdonare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, il nostro cuore si chiude e la sua durezza lo rende impermeabile all'amore misericordioso del Padre; nella confessione del nostro peccato, il nostro cuore è aperto alla sua grazia.

...e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
O dal maligno, secondo la Bibbia di Gerusalemme. La traduzione è cambiata, perchè il verbo aramaico da cui sarebbe stata ottenuta la versione greca ha un significato permissivo, del tipo: non lasciare che cadiamo in tentazione.
Personalmente amo molto questo cambiamento, perchè nella tentazione non si ha la sensazione di essere tormentati da Dio, piuttosto si ha l'impressione di esserne abbandonati.


Padre nostro, che sei nella beatitudine celeste, che ti levi così alto di fronte agli uomini, così bello e grande, Dio, mio Signore,
fatti vedere in mezzo a noi e per mezzo nostro, affinchè tutti ti conoscano,
e tu possa regnare veramente in questo mondo e nel nostro cuore.
Allora, ciascuno amerà il prossimo suo come sè stesso,
con lo stesso amore con cui tu ami tuo Figlio, con lo stesso amore degli angeli del cielo, quella Carità che resta in eterno, quando i cieli e la terra sono passati.
Provvedi tu al nostro sostentamento materiale e spirituale, il necessario, senza fasto, ma non lasciare che alcuno ne sia privo;
perdona le nostre mancanze, e noi ci impegnamo a perdonare allo stesso modo le mancanze degli altri verso di noi, perché Signore, in te siamo così ricchi di amore, che possiamo perdonare tutto a tutti. Poiché tu ci hai amato per primo, continuamo ad amare, poiché tu per primo ci hai rivelato le nostre debolezze ai nostri occhi e le hai perdonate, noi pure perdoniamo.
Nel momento della sofferenza e della distanza, quando non teniamo piú fede a te e amiamo male, Signore, non ci abbandonare. Resta con noi e sii pronto a rialzarci dal fosso in cui siamo caduti, non lasciare che ci disperiamo, non lasciarci incattivire nella durezza del nostro egoismo. Non lasciarci nella schiavitù del peccato, ma amaci una volta ancora Signore, e donaci il tuo Spirito, perchè dove è il tuo Spirito è la libertà.
Amen