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lunedì 24 maggio 2010

L'Eternità in frammenti

La settimana scorsa ho ascoltato la Parola di Dio predicata da un amico, il quale sulla scorta di Gv 14, 27 (vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore) mi invitava a cercare la pace, a prendermi un momento per parlare con il Signore. Bisogna difenderla, questa pace, strapparla alla routine, impossessarsene con determinazione. Solo allora - questo il focus dello spunto - potremo ascendere, per ascoltare la voce di Dio.

Questo pomeriggio ho fatto una passeggiata nel bosco. Ho portato con me questo libro di Raniero Cantalamessa. Il tema del libro è la povertà, e l'ultimo capitolo, che mi apprestavo a leggere, parla della povertà in spirito (Mt 5, 3), spiega cosa questa espressione voglia dire.

I raggi del sole diffondevano attraverso la coltre di rami senza afa, anzi un vento costante rinfrescava l'aria e portava il suono di miriadi di uccellini affaccendati nella primavera tedesca. Ero seduto su una panchina di legno, di fronte a un recinto dove sono allevati dei mufloni. Questi talvolta brucavano placidi, talaltra si rimbrottavano cozzando le corna in modo spettacolare. Di tanto in tanto passava un jogger, un ciclista, o uno che portava a spasso il suo amico a quattro zampe.

Ecco dunque, era questo il momento di pace che avevo scelto per cercare Dio, che non ha mancato di presentarsi! La meditazione che ho letto sulla povertà è stata splendida
Noi siamo tutti protesi in un magnifico sforzo rivolto all'esterno - acquisire, possedere, comprendere, realizzare - guadagnandoci dei beni materiali ed intellettuali. Ad esempio siamo portati ad aggiornarci continuamente, ogni minuto guardiamo se è arrivata nuova posta, e facebook, e il cellullare... informazioni, opere, appuntamenti. Non è questo, però, il modo di conquistare beni spirituali. Dio non si conquista, perché non è fuori, ma dentro di noi - tramite il battesimo. S. Agostino scrive nelle "Confessioni": "Tardi ti amai, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo." Al contrario, tanto più facile è incontrare Dio, quanto meno ci diamo pensiero per le cose materiali, quanto più siamo liberi da circoli viziosi mentali. Poveri, insomma, in spirito. Il movimento dell'anima che incontra Dio è verso l'interno - e quando ho compreso questo, ho fatto subito una forte esperienza del vangelo delle mie nozze:

Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l'animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno.
Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Lc 12, 29-34
Quanta serenità ho provato! Quello che più di ogni altra cosa conta, nella nostra vita, e che Cristo è venuto per la nostra salvezza: figli di Dio, siamo chiamati a una vita eterna, per la quale non c'è ansia di riempire un curriculum vitae, di avere un certo numero di pubblicazioni, di avere abbastanza soldi per comprarsi una casa al mare. No. Ho provato un grande senso di libertà: il futuro, nei suoi aspetti professionali, spirituali, materiali, è affidato interamente al Signore, e provo grande gioia nel sapere che egli è al mio fianco come un prode (Gr 20).

Lo sguardo del Signore unisce tra di loro i frammenti di Eternità che vediamo luccicare in mezzo alla sabbia della nostra vita. Frammenti del nostro sè più autentico, in cui avvertiamo l'unità col Signore, momenti che restano nella nostra memoria per sempre. Questi frammenti di Vita Eterna, questi costituiscono il nostro vero io, e non quei frammenti creati dalla simultaneità quotidiana, nella quale sia portati a dividere la nostra vita tra le cose e le occupazioni. In questi momenti noi siamo interi in ogni occupazione (S. Agostino).

Quando mi sono alzato per percorrere la via di casa, nel distendersi in prospettiva della strada nel bosco, ho riunito alcuni di questi frammenti - io bambino nella foresta di Mercadante con mio padre, l'adorazione eucaristica in preparazione della mia cresima, i ritiri del 2005, le preghiere a New York... e ho sorriso, sentendo il calore della grazia del Signore, gioioso e stupito di questo dono. Ero giunto mesto, sono rientrato a testa alta, orgoglioso di essere figlio di Dio.

Grazie, Padre.

venerdì 5 marzo 2010

Lavorare per il Bene

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».
Mt 20, 1-16

È il padrone a uscire nella vigna e a cercarli, dá loro un lavoro e una ricompensa; alla fine della giornata dispone del suo come vuole, ma i primi si lamentano, implicitamente affermando:"Siamo piú fessi degli altri noi? Potevamo stare anche noi con le mani in mano!", e osservano con particolare risentimento ció che hanno subito per servire il Signore.
Anche qui, come nel figlio maggiore della parabola del padre misericordioso, si tratta di gerarchie umane, di voler di più, di voler essere più bravi degli altri. La conquista del paradiso a costo del sacrificio! Una cosa che molto ha di umano e poco di divino.
Non vedono, cioé, che loro hanno beneficiato di una giornata produttiva - Gv 15,5 Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla - ed é lí il surplus della ricompensa. Nella mia limitata esperienza, ho avuto un periodo, dopo la laurea, nel quale non facevo niente se non mandare curricula rigorosamente durante le ore notturne. È stato brutto stare senza far nulla, sentivo l'inutilitá schiacciarmi minuto per minuto, e non é un caso che fossi sempre fuori e mi rintanassi nelle ore notturne per le mie attivitá. Non é certo un grande spasso, quello degli operai ritardatari! Noi abbiamo avuto il privilegio e la fortuna di avere il Signore vicino, a portata di mano. Così era in particolare per gli israeliti: non bisogna dimenticare che Gesù parla al popolo eletto, che si considerava superiore a quello dei Gentili. Sono gli israeliti quelli che lavorano dalla prima ora. Ma Gesù viene per estendere l'annuncio anche al resto del mondo. E chi Lo ascolterà sarà salvato nè più nè meno degli ebrei. Mi anche colpito questa strana frase: "Sei invidioso [il tuo occhio é cattivo] perché sono buono?" Che vorrebbe dire? Sembra che l'operaio invidi il padrone perché egli non é buono altrettanto. Ma davvero la gente desidera essere buona e invidia coloro che sono buoni? Questi operai pensano che il Signore non giudichi rettamente. Il loro sentimento umano di giustizia è offeso, perché chi dà di più deve avere di più, nel loro sistema. Proprio come il figlio maggiore: una giustizia fatta a scale, in cui si vince e si perde. La giustizia che noi applichiamo alla competizione per i posti di lavoro. Ma la giustizia divina è davvero simile a questa nostra giustizia? Prima di cercare la risposta, osserviamo che nei versetti seguenti del brano di Matteo, Gesù puntualizza che è necessario servirsi gli uni gli altri; prendiamo questi diversi elementi e indaghiamo un po'!

Di' loro: Com'è vero ch'io vivo - oracolo del Signore Dio - io non godo della morte dell'empio, ma che l'empio desista dalla sua condotta e viva. Convertitevi dalla vostra condotta perversa! Perché volete perire, o Israeliti? Figlio dell'uomo, di' ancora ai figli del tuo popolo: La giustizia del giusto non lo salva se pecca, e l'empio non cade per la sua iniquità se desiste dall'iniquità, come il giusto non potrà vivere per la sua giustizia se pecca.
Ez 33, 11s.

Qui Dio contraddice non una, ma due volte la giustizia umana!
Voi che ne dite? Chiamate l'imbianchino a casa, quello viene alle 8 del mattino. Alle 12 ha fatto solo una parete, e quando se ne va ha finito una stanza, ma voi volevate tutta la casa! Che fate? Ne chiamate un altro! Quello non è buono!
Quello del giorno dopo viene alle 8, finisce tutto il lavoro alle 14 e poi si mette a bere e ruttare. Che ne pensate? Penserete:"Non è un gentiluomo, ma il suo mestiere lo sa fare!"
Ma il Signore ragiona diversamente: il Signore si accontenta che il primo operaio almeno a un certo punto si convinca a lavorare, e del risultato non gli importa; il secondo operaio invece lo rimprovera perché ha smesso di lavorare.
Perché al Signore non importa il prodotto finale della nostra vita, come se noi dovessimo fare a lui un servizio: il Signore non ricava nulla dal nostro fare il bene!
Ma insomma, perché il buon lavoratore deve essere penalizzato? Cioè, se io vivo abbastanza bene, alla fine vado in paradiso, no?


Se io dico al giusto: Vivrai, ed egli, confidando sulla sua giustizia commette l'iniquità, nessuna delle sue azioni buone sarà più ricordata e morirà nella malvagità che egli ha commesso. Se dico all'empio: Morirai, ed egli desiste dalla sua iniquità e compie ciò che è retto e giusto, rende il pegno, restituisce ciò che ha rubato, osserva le leggi della vita, senza commettere il male, egli vivrà e non morirà; nessuno dei peccati che ha commessi sarà più ricordato: egli ha praticato ciò che è retto e giusto e certamente vivrà. Eppure, i figli del tuo popolo vanno dicendo: Il modo di agire del Signore non è retto. È invece il loro modo di agire che non è retto!
Ez 33, 13-17

Visto? Già al tempo di Ezechiele emergeva questa differenza tra la giustizia di Dio e quella umana. L'argomento è cristallino: quelli accusano me, dice il Signore, quando il problema stesso si pone solo per il fatto che il giusto a un certo punto debba smettere e cominciare a fare il male.

Questo modo di ragionare del Signore è più simile a quello di un insegnante.
Se assegniamo un esercizio a un ragazzo, non è che a noi cambia niente averlo risolto oppure no. L'esercizio serve a lui per imparare. Che lo risolva in un quarto d'ora o in due ore, a noi importa solo che alla fine abbia capito come si svolge.
Perché a noi sta a cuore la formazione del ragazzo, non una produttività dell'esercizio.
A Dio importa che noi impariamo ad amare. Non è che siccome io mia moglie l'ho trattata bene fino a ieri oggi la prendo a schiaffi! Il risultato che Dio vuol ottenere somiglia a queste due cose, che in ultimo coincidono: l'amore e la vita. Mica per aver mangiato a sufficienza in passato oggi smettiamo di mangiare. Bisogna alimentarla la vita, pure quella eterna!


Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna. Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
Mt 5, 20-24

Ecco di nuovo il discorso giustizia umana/divina. Gesù aggiunge un fatto: bisogna andar dietro al fratello, dargli occasione di diventare giusto. Anche qui Gesù completa la predicazione di Ezechiele:


Se io dico all'empio: Empio tu morirai, e tu non parli per distoglier l'empio dalla sua condotta, egli, l'empio, morirà per la sua iniquità; ma della sua morte chiederò conto a te. Ma se tu avrai ammonito l'empio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte, egli morirà per la sua iniquità. Tu invece sarai salvo.

Ez 33, 8s

Caino diceva di non essere il custode di suo fratello, è invece è proprio così! È bello che il Signore abbia detto: "se tuo fratello ha qualcosa contro di te". Non perchè noi abbiamo qualcosa contro il fratello. Se un altro ce l'ha con noi, siamo noi a doverlo cercare. Perché noi VOGLIAMO IL BENE!

Signore mio,
quest'oggi mi sono lasciato sorprendere dalla tua parola. Avevo iniziato a pregare con diffidenza, non che mi andasse tanto. Ma quanta è bella la tua Parola! È una fonte di gioia continua, senza posa.
Signore, quest'oggi ho scoperto che tu non vai in cerca di un risultato, come se noi dovessimo compiere un lavoro per te, in base al quale ci premi. È diverso da quanto accade per gli articoli scientifici. Cioè non è che noi facciamo un servizio a te a fare il bene: facciamo un servizio a noi. Questo servizio, fatto per te, ti mette in luce, questo sì, dà gloria al tuo nome. Ma non è per un risultato. Non c'è una soglia, un "abbastanza" da raggiungere: conta la ricerca!
Ma questo Signore, è proprio quello che io vorrei dal mio lavoro: farlo per me, per il piacere della ricerca, senza la pressione del produrre: ma allora tu mi vuoi felice per davvero! Quanta commozione ho provato nell'udire: "ma perchè vuoi morire, Isarele"? Ma insomma, perché non vogliamo fare il bene? Ma in fondo che ci costa? Non é per noi un guadagno, fare il bene? E non lo è per ciascuno? Perciò dobbiamo pure annunciarlo!
Signore, sono stravolto da questa scoperta. Perché é una cosa che non si ferma mai, é il respiro dell'infinito! Ma veramente attendo la tua parola come le sentinelle l'aurora! Cosa mi dirai domani? Come ancora cambierai la mia vita? E perché mi decido sempre tardi a prestarti orecchio? Ma in te, Signore, è la misericordia. Redimi la mia vita, oggi, nel presente, prepara la mia ricerca di domani. Quanto mi appassiona la tua Parola, Signore!
Ti ringrazio tanto per aver colpito la mia aridità con questo zampillo d'acqua pulita! Sei troppo bello!
Ti rivolgo le parole di questo bel salmo:

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore,
l'anima mia spera nella sua parola.
L'anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l'aurora.
Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.
Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.


Sal 129


domenica 1 novembre 2009

Innamorarsi dell'Amore

Ultimamente ho visto un video satirico sulla Chiesa Cattolica nel quale si diceva, tra l'altro:"La Chiesa vende un prodotto del quale non si può provare la qualità, visto che lo ottieni solo quando sei morto: la vita eterna".
Forse è diffusa l'idea che il cristiano creda per salvarsi l'anima, e che quanto fa su questa terra venga non abbia ricompensa se non quella futura. Anche se forse oggi il tema della salvezza non fa audience come nei secoli passati, chissà se è poi vero che i cristiani vivono la vita in vista del premio finale. Oggi, Ognissanti, pare il giorno giusto per pensarci su :)
Cosa diceva Gesù in proposito?
Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».

Quest'ultimo versetto mi fa sempre tremare: il Verbo incarnato si ferma, fissa quest'uomo, lo ama e lo chiama. E poco prima dice che Dio solo è buono, affinchè si intenda che non l'uomo in carne ed ossa va lodato per i suoi insegnamenti, ma Dio, Dio solo. Per annunciare Dio, Gesù rinuncia anche alla sua rettitudine umana, che poteva ben essere lodata. E poi soffre umiliazioni fino a perdere la vita. La storia continua...

Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.

Mc 10, 17-21.28-30
Questo passo è per me decisivo, perchè quel "centuplo in terra" lo si vive davvero. Quando la Fede investe la tua vita, la cambia in meglio. Noi crediamo nel cielo, noi crediamo che esista un Amore assoluto, ineguagliabile, eterno, e questo amore lo riceviamo in questa vita. Il dono di Dio, diceva una volta un mio amico in una predicazione, è "un amore che dura oltre la morte", e sì, questo dono comincia proprio qui. I cristiani credono che esista il bello e il giusto, credono che sia possibile il cambiamento, non all'uomo ma a Dio, attraverso l'annuncio della Sua parola. Noi speriamo in un mondo migliore, adesso, in un amore migliore, oggi. E anche nella vita eterna nel futuro. Siamo gente di fede, idealisti, noi vogliamo essere perfetti come il padre nostro celeste. Noi crediamo nell'amore per sempre, ma altro che quello dei film!

Commenta così uno spunto del Verbum Dei italiano:

"Il grande dono di Dio per noi non è soltanto che possiamo credere che Lui esista, ma anche credere profondamente che esista in noi. Anzi, ancora più profondo: credere che Dio ci ha donato la Sua stessa vita. L’identità più profonda della nostra vita è che abbiamo la stessa vita di Dio, la Sua essenza, cioè, l’amore della Sua stessa qualità. A volte la nostra fragilità e i limiti che sperimentiamo ci fanno credere che è impossibile amare profondamente, che l’amore è un’illusione o soltanto una storiella. [...] Abbiamo bisogno di scoprire la capacità di amare con la quale Dio ci ha creati."

Insomma vogliamo tutto. L'amore, la felicità, adesso, e la vita eterna, domani. È una felicità particolare perchè passa attraverso la conversione personale e le persecuzioni, che Gesù promette con larghezza! Ma è così quando si ama: se vuoi servire il Signore preparati alla prova (Sir 2,1). Il nostro Dio è amore, e anche l'amore umano porta sofferenze, ma è ciò in cui sentiamo la vita. Essere cristiani è amare l'Amore, e volerlo più grande e più bello e più universale possibile.

Esiste questo grande amore? A guardare i cristiani nel complesso non si direbbe. Ma questo non risponde alla domanda:"esiste?", bensì: "è comune? È facile?". Guardiamo i santi. Che cosa ha guidato S. Giovanni nel deserto, cosa S. Francesco sul monte? E S. Agostino e S. Tommaso per cosa hanno dato tutta la vita? Per una dottrina sterile? Non così si capisce leggendo le "Confessioni". No. Hanno goduto di un amore e di una gioia impareggiabili, benchè a S. Giovanni abbiano tagliato la testa e S. Francesco abbia vissuto ogni genere di umiliazioni. Per fortuna che veneriamo i santi. Se non ci fossero i santi, tutti potrebbero dire che Gesù era un gran figo perchè era Figlio di Dio. Invece è proprio grazie alla presenza di questi uomini riconosciuti nella loro Fede che possiamo sperare anche per noi questa felicità.

In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.

Gv 5, 24

Ha la vita eterna, è presente, è giá nostra: e nella dottrina paolina questa vita eterna è donata col battesimo. Tanto che i battezzati sono chiamati "santi"! Ora, a quell'epoca ci si battezzava per lo più da adulti, e davvero il battesimo era gettare l'uomo vecchio e rinascere a nuova vita. La vita cambiava in modo evidente, radicale, al momento dell'ingresso nella comunità cristiana. Oggi si tratta di riscoprire il nostro battesimo, scavare nel cuore per trovare il seme di Dio. È complicato perchè più l'acqua si allontana dalla fonte, più si sporca. Ma noi possiamo tornare alla fonte, la Parola di Dio.

Signore, che cos'è allora la vita eterna?

«Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo»

(Gv 17, 3)

Io ho visto questa qualità di vita in atto in alcuni cristiani che ho incontrato. Perciò credo che la fonte di quell'amore sia Gesù Cristo, e che quello che egli ha detto secoli fa sia la Verità. Una Verità che i cristiani come popolo riflettono torbidamente, ma nei punti in cui il riflesso è puro traspare la grandezza di quell'amore che dura oltre la morte.

Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica. Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva.

Dt 30, 11.14-16

Padre, lasciami entrare in questo Amore! Come sono dolci i ricordi di quegli istanti in cui mi hai regalato una scintilla di questo amore eterno, splendido, luminoso... Chi può amare, se in primo luogo non è stato amato? E se tu ami, quando potrá mai esaurirsi questa riserva d'amore? Mai, perchè l'acqua che tu mi hai dato è divenuta in me sorgente che zampilla per la vita eterna. Col tempo la tua Parola mi ha ammorbidito e reso sensibile a quanto di me forse prima esprimevo meno volentieri: hai proprio fatto breccia nel mio cuore! Padre, ti sono grato dal profondo! Non lasciare che questa fede si dissolva nel mare del brutto, di un realismo gretto, in un crepuscolo di ideali... ma salva la Speranza, Padre, nel tuo popolo. Noi speriamo in te, anche se non ti vediamo. Abbi misericordia di noi.
Amen

domenica 18 ottobre 2009

83° Giornata Missionaria Mondiale: l'Annuncio

Oggi si celebra l'operato delle missioni in tutto il mondo e il mandato missionario di tutti i Cristiani.

Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.

Mt 28, 19-20

Così dice Gesù ai suoi discepoli; ma prima ancora dei suoi discepoli, qualcun altro ha ricevuto l'annuncio della salvezza: si tratta di Maria.


Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

Lc 1, 26-38

Tutto il passo è una meravigliosa storia di preghiera, la preghiera interiore e continua della Madonna. "Angelo" significa "Messaggero", e messaggio di Dio è per noi la sua Parola: la Madonna è in dialogo col Signore, che viene e ci cerca con Amore. Egli è con noi, è sempre dalla nostra parte:

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?

Romani 8, 31s.

Ci pensate? Il Signore con noi! Con un esordio del genere possiamo restare gli stessi? Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi. (Gv 15, 6) Per cosa il Signore ci ha scelto e ricolmato di grazia? Cosa vuole da noi?

Ella rimase turbata

Proprio questo si domanda la Vergine: che cosa vuole da me? Come cambierà la mia vita? Che succederà? Maria però ha fede, e non fugge nè si butta faccia a terra come molti suoi predecessori dell'antico testamento. Maria, nella preghiera, parla con Dio. Ci riesce con naturalezza, perchè è umile. Mosè parlava con Dio faccia a faccia, come uno parla con un amico. (Es 33, 11) Mosè era un uomo assai umile, più di qualunque altro sulla faccia della terra. (Nm 12, 3)

Non temere

Espressioni come "non temere", "non aver paura" etc compaiono nella bibbia quasi 90 volte! Dio sa bene che abbiamo bisogno di essere rassicurati :)

Concepirai un figlio

Come la pioggia e la neve scendono giù dal cielo, e non vi ritornano senza aver irrigato e fecondato la terra, così la Parola di Dio, quando trova albergo nel cuore dell'uomo, non resta senza frutto. Il frutto dell'ascolto della Parola è portare Dio in mezzo a noi (Emmanuel). Ognuno di noi può essere il veicolo di questa nascita, ognuno di noi porta Gesù nel mondo.

Come è possibile?

I commentari insistono sulla differenza tra questa domanda di Maria:"Come avverrà questo", tesa alla curiosità e alla meraviglia del semplice di fronte al miracolo, e quella di Zaccaria 15 versetti fa:"Come conoscerò questo? Sono vecchio..." etc = "Come faccio a fidarmi? Non è possibile!".
Maria ha più fede di Zaccaria. A lei l'angelo risponde, ma Zaccaria è reso muto.
Perchè Dio punisce Zaccaria? Non è abbastanza per il pover'uomo non aver fede a sufficienza? Merita anche una punizione? E in quali altri casi Dio fa una cosa del genere? In quello di Paolo, ad esempio, che diventa cieco.
I cristiani sono coloro che hanno visto Dio, benchè vagamente, come in uno specchio. Perciò abbiamo un mandato: i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!! Vedete? I doni di Dio vengono elargiti insieme alla chiamata a condividerli! La Fede è la fiducia che Dio attribuisce a noi nel ministero di fondare il suo Regno. Zaccaria deve stare muto, perchè se non ha fede è meglio per lui che non annunci la Parola di Dio. La cecità di Paolo concretizza dopo l'incontro con Cristo la cecità che egli ha avuto per Gesù prima, nel perseguitarlo, e il suo recuperare la vista corrisponde all'effetto della luce di Dio nella sua vita!

Eccomi

La parola che sigilla la storia della salvezza!
Pensiamoci: Maria in fondo cosa ha fatto? Dico, di speciale? Maria faceva la casalinga. Lavava i piatti, accudiva il bambino, preparava da mangiare. Nella bibbia non ha mai fatto un miracolo, la sua presenza è silenziosa.
Non dobbiamo pensare a Maria come una persona speciale: quando noi parliamo di una persona come se fosse speciale ne prendiamo le distanze. Come quando diciamo:"Io lavoro più o meno bene, certo non sono bravo come quello lì, vabbè ma quello è un genio". Questo lo diciamo come per giustificarci, per dire che siamo "normali". Ma dobbiamo essere perfetti come il padre nostro celeste! Se noi considerassimo Maria una specie di semidea ci allontaneremmo da lei, perchè sarebbe come affermare:"Quello che a lei era possibile non lo è a me". E di fatto una donna dice queste parole a Gesù: beato il seno che ti allattato. Gesù risponde che non per questo Maria é beata, bensì perché ha ascoltato e vissuto la Parola.
Maria è una di noi! È la speranza vivente che noi ci avviciniamo al Signore nel lavoro, nella vita quotidiana, in qualunque contesto. Scrive S. Agostino:"Se Dio avesse scelto un oratore, questi si vanterebbe di essere stato scelto per la sua eloquenza; se un principe, questi si vanterebbe di essere stato scelto per il suo potere. Ma Dio sceglie gli umili, perchè in essi si manifesti tutta la sua potenza".

Perchè non riusciamo a fidarci come ha fatto Maria?
Forse siamo molto legati ai nostri spazi. Di ciò che è mio non sono forse io il padrone? Come tollerare che Dio interferisca coi miei piani? Che farei se mi abbandonassi a Dio, e la sua volontà non coincidesse coi miei progetti? E allora io che programmo a fare la mia carriera? E se Dio mi mandasse per il mondo, come è toccato a S. Pietro? I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Vado a farmi crocifiggere a testa in giù al colosseo? Ma ti pare?? :)
Ecco, questi giudiziosi pensieri non ci avvicinano a Dio.
Ma abbiamo una madre nei cieli per assisterci contro l'egocentrismo: Maria. Si dice che ogni madre sia in grado di capire al volo i bisogni del bambino: solo la madre distingue un vagito "da fame" da uno "da pulizia" etc.
Ricordo che nell'estate del 2002 una mattina mi svegliai ripetendo una nenia nel dormiveglia. Era l'"Ave Maria", che avevo dimenticato da anni (lo ricordo perchè in precedenza avevo cercato di riportarla alla memoria senza successo). Questa grazia mi colpì particolarmente, specie perchè a Maria non ho mai fatto caso più di tanto. Voglio dire, il Dio che piace a me è grande e potente, e questa israelita che cosa avrà mai di grande e potente? Eppure nel tempo in cui si preparava la mia conversione, lei c'era.

Anche noi, come Giovanni, possiamo prendere Maria in casa nostra, e lasciare che ci insegni a pregare, ad affidarci al Signore, a essere umili, a essere poveri. E la mia preghiera è proprio questa: che mi renda povero e umile. Meno possiediamo, più grande sarà il nostro tesoro nei cieli.

Avvenga di me quello che hai detto

domenica 27 settembre 2009

Banane, idoli e buona novella

Poiché dunque non vedeste alcuna figura, quando il Signore vi parlò sull'Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita, perché non vi corrompiate e non vi facciate l'immagine scolpita di qualche idolo.

Perché, alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto l'esercito del cielo, tu non sia trascinato a prostrarti davanti a quelle cose e a servirle; cose che il Signore tuo Dio ha abbandonato in sorte a tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli. Voi invece, il Signore vi ha presi, vi ha fatti uscire dal crogiuolo di ferro, dall'Egitto, perché foste un popolo che gli appartenesse, come oggi difatti siete. (Dt 4, 15-16.19-20)

Qualche volta mi diverto a immaginare come si insultavano tra di loro gli ebrei di 2500 anni fa, ma se pure ci fossero studi in proposito, la mia curiositá non sarebbe sufficiente perché mi impegni a cercarli :) Secondo me in ogni caso un tema a cui dovevano essere sensibili è quello dell'idolatria, che percorre tutto l'AT. "Idolatra!" doveva essere un insulto pesante, perchè nella religione questo popolo trovava la sua identità. Proprio gli Ebrei erano i privilegiati, coloro che avevano conosciuto il vero Dio, non erano come gli altri popoli che rendevano culto alle statue. Qui Dio non se la prende con gli egiziani perchè veneravano Amon-Ra, se la prende con quelli che lo hanno incontrato e che preferiscono una statua di pietra all'incontro con il Signore - come Esaù, che rifiuta la primogenitura per un piatto di lenticchie. In tutto il NT Gesù se la prenderà invece coi farisei, gente che a prima vista non pensa ad altro che a Dio.

Ma il tema non é cambiato: si tratta di barattare Dio per qualcos'altro. Cose belle e grandi, che fanno parte della comune esperienza umana: la luna e le stelle, i prodotti della creazione, un buon lavoro, il denaro, una bella donna, una famiglia felice. Cose che vengono da Dio, cose belle e buone, ma che non sono Dio. E nel caso dei farisei? I farisei hanno barattato la salvezza di Dio con un insieme di regole: Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella legge; siete decaduti dalla grazia (Gal 5, 4). Con le parole di Giovanni Paolo II: "Il vero dramma dei cristiani che amano definirsi moderni è il tentativo di correggere lo stupore dell'evento di Cristo con delle regole."

Più profondamente, si tratta di rendere culto non a Dio, ma a una immagine di Dio che noi ci siamo costruiti. Per gli idolatri era una statuetta, per i farisei la compiacenza con le regole, oggi può essere un'ideologia politica, un ideale di famiglia o di vita. Un Dio così non cambia niente. Ci permette di fare la nostra vita tranquilla, senza scossoni, senza sorprese. È un Dio ansiolitico, modellato a nostra immagine e somiglianza, un Dio tascabile, fatto da noi, il Dio di Feuerbach insomma, che quello vero non ha avuto fortuna di conoscerlo.

Se insomma un abile legnaiuolo, segato un albero maneggevole, ne raschia con diligenza tutta la scorza e, lavorando con abilità conveniente, ne forma un utensile per gli usi della vita; raccolti poi gli avanzi del suo lavoro, li consuma per prepararsi il cibo e si sazia. Quanto avanza ancora, buono proprio a nulla, legno distorto e pieno di nodi, lo prende e lo scolpisce per occupare il tempo libero; senza impegno, per diletto, gli dà una forma, lo fa simile a un'immagine umana.

Eppure quando prega per i suoi beni, per le sue nozze e per i figli, non si vergogna di parlare a quell'oggetto inanimato; per la sua salute invoca un essere debole, per la sua vita prega un morto: per un aiuto supplica un essere inetto, per il suo viaggio chi non può neppure camminare; per acquisti, lavoro e successo negli affari,chiede abilità ad uno che è il più inabile di mani. (Sap 13, 11-13.17-19)

La buona novella è che Dio vive, è Amore e che ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito, perchè chi crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna! Oh: mica noccioline!

Insomma, un vero scoop. Dio ci ama. Dio ci cerca. La nostra vita può cambiare. Esiste davvero la speranza di un mondo migliore. È a portata di tutti e non si paga. Se siete poveri, tanto meglio. Se avete di che lamentarvi, siete i benvenuti! Se siete deboli, se non sapete farvi valere, se non avete nulla da dare, se siete stronzi, brutti e cattivi, peccatori e criminali, bastardi e figli di puttana, bene, siete venuti dalla persona giusta: Gesù non é venuto per i giusti ma per i peccatori! Una notiziona che non lascia indifferenti, una cosa diversa dal mondo che abbiamo davanti agli occhi, una cosa nuova.

Un Dio che non ti cambia la vita non è Dio: "Convertitevi e credete al vangelo", esordisce Gesù quando comincia a girare per la Galilea giustappunto per annunciare questa notizia! Lasciatevi trasformare da Dio! (Rm 12, 2). Questo Dio non é nelle nostre mani, siamo noi nelle sue. Non siamo noi a plasmarlo, ma egli ci plasma a sua immagine:

Sì, Dio ha creato l'uomo per l'immortalità; lo fece a immagine della propria natura. (Sap 2,23)

Non c'è un pezzo di legno degno di rivestire l'immagine di Dio, ma solo l'uomo. Perciò il Padre é rivelato da Gesù: perchè il Padre ama l'uomo, ciascuno, te, me, noi, fino a unirsi carnalmente a lui. La natura di Dio é un amore che dura oltre la morte, un amore fedele, caldo, che mira alla perfezione. Provate.

Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l'uomo che in lui si rifugia. (Sal 33, 9)

Quando parliamo di Dio, lo descriviamo sempre un po' come piace a noi: qualcuno lo vuole potente e terribile, qualcuno tranquillo e pacifico, qualcuno un po' repubblicano, qualcuno progressista. Ciascuno lo taglia qua e là a modo suo per farcelo entrare a ogni costo nel proprio altarino; lo stesso per la Parola. Alcuni sono annoiati dal trovare nella Bibbia: vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri; altri non possono sopportare: le donne stiano sottomesse ai mariti; per altri è uno scandalo: quello che Dio ha unito l'uomo non separi.

Pensate sia un fenomeno nuovo?

E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. (1Cor 1, 22-24)

La Parola di Dio perde tutta la sua efficacia, se viene incatenata e ne facciamo lo strumento per dire quel che piace a noi. Perciò di queste mutilazioni siamo già avvertiti dalla Scrittura stessa:

Queste parole pronunciò il Signore, parlando a tutta la vostra assemblea, sul monte, dal fuoco, dalla nube e dall'oscurità, con voce poderosa, e non aggiunse altro. (Dt 5, 22)

Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. (Mt 5, 17-19)

Ugualmente, non siamo capaci di accogliere Dio se lo costringiamo in una gabbia e non lo lasciamo operare nella nostra vita. Pensate ai discepoli di Emmaus. Gesù era stato crocifisso e questi due, che lo avevano seguito, si allontanavano sconfortati da Gerusalemme discutendo tra loro. Ci hanno creduto fino in fondo, e hanno visto il loro eroe crocifisso. Si aspettavano, chissà, di essere liberati dai Romani, o qualche grande miracolo. Hanno camminato con Gesù, lo hanno ascoltato. Gli hanno dato il loro cuore. Ci hanno creduto sul serio.

Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. (Lc 24, 15-16)

Quando uno non vede qualcosa di evidente, da noi si dice:"Tieni le banane davanti agli occhi?" :D Ora queste banane spirituali sono proprio le immagini che noi ci costruiamo di Dio. Per questi due la crocifissione di Gesù era la morte di quel Signore degli eserciti che doveva salvare Israele.

Non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell'ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. (Ef 4, 17-18)

Nei nostri si risveglia l'amore di Dio (cioé l'amore che Dio ha dato loro) alla predicazione delle scritture da parte di Gesù:

E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme. (Lc 24, 27-33)

Perciò é necessario tornare alla scrittura, e tornarci e tornarci, cercarla e testimoniarla, perchè possiamo confrontare sempre il nostro dio con il Dio che ci amati, ci ha cercati, ci ha scaldato il cuore, ci ha insegnato la Verità, mostrato la Via, dato la Vita. Il Signore non vede l'ora di parlarci, e siccome ama fare le cose in grande, lo ha fatto con una lettera lunga migliaia di pagine, la Bibbia, che in sintesi dice: Dio ci ha cercato, ci ha desiderato, ci ha amato. Nella sofferenza ci siamo sentiti lontani, ma egli camminava con noi. Siamo il suo popolo, i suoi figli prediletti, ci conosce e ci capisce.

È un amore che salva, un amore che cambia, un incontro che, quando é autentico, lascia una nostalgia e una sete inestinguibile. E la buona notizia é che Dio ci ama oggi, ci amerà domani, come ci ha amato, e noi lo incontreremo ancora, e ancora ci arderà il cuore.

Oggi ardeva il mio cuore, Signore, e ti voglio ringranziare. Sei l'unico che mi ama fino a questo punto, sei l'unico che calma la mia sete, e a te sempre voglio tornare. Mi allontano sempre, ma torno, Signore, perchè sei dolce come la voce della madre per il neonato, sei l'innamorato che non é mai sazio. Con te é sempre come il primo giorno, e il tempo non affievolisce la tua passione. A te, Padre, Madre, Fratello, il mio amore con tutto il cuore, la mente e le forze.

domenica 30 agosto 2009

Il nostro linguaggio personale

Ancora una volta la riflessione sorge da una parte della mia esperienza personale recente: il problema della lingua.

Genesi 11, 1-9

Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

Come spesso succede nell'A.T., Dio risulta essere l'agente delle disgrazie degli uomini, mentre nel N.T. impariamo che il peccato stesso condanna l'uomo. L'interpretazione tradizionale aderisce alla tragica fine di quest'opera di orgoglio umano come paradigma di tutti gli atti di orgoglio.
L'unitá degli uomini va perduta, essi si disperdono, e ciascun popolo vive da sé parlando la propria lingua. Giusto?

Ora, questa figura della lingua é particolarmente rilevante alla luce della persona che incarna la Parola di Dio, Gesú. È naturale per l'Uomo circoscrivere col linguaggio il proprio gruppo sociale, si tratti di italiani, pugliesi, etc.: i membri del gruppo si identificano col linguaggio. All'interno di questo gruppo che "parla la nostra lingua" siamo a nostro agio e siamo disposti a fare tanto per i componenti del gruppo. Coloro che, quando davvero intimi, ci spingiamo a chiamare "fratelli".

Mt 5, 43-48

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.



Il modo di amare del Padre nostro celeste va verso l'unitá. Le lingue, le parole degli uomini, sono i modi di vivere e di amare che tanto hanno di umano e poco di divino. Spesso é perció che non ci si capisce o non ci si unisce. Altrettanto spesso i contenuti o le intenzioni sono diversi tra gli interlocutori.

Eppure, non é strano che il Signore ci chieda di "non essere troppo amici dei nostri amici", per cosí dire? O di odiare i nostri fratelli per amare Lui? Ci viene in aiuto una parabola:

Lc 10, 30-37:

«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' lo stesso».

Il Buon Samaritano non toglie nulla ai suoi cari, ma non trascura un uomo che ha evidentemente bisogno di lui, in quel momento. Noi ci poniamo, e imponiamo ad altri, mille criteri per amarli: "io non tollero che ti comporti cosí, con me devi fare pomí, etc", parliamo la nostra lingua. E imponiamo questa grammatica a minuzie della vita. Questo recinto NON é il modo di fare del Signore, che fa splendere il sole sui buoni e sui malvagi.

Forse uno potrebbe dire: mi comporto cosí, affinché quello impari. Ma non sta a noi educare o peggio ricompensare/punire il prossimo, tranne in rari casi.

Un'altra osservazione: le situazioni descritte nelle parabole di Gesú sono spesso scenari di grande dolore umano. Non c'é uno che va da Gesú a piangere perché il capo gli ha risposto male a lavoro. Dio ci ha dato l'intelligenza per risolvere molti problemi. A volte sento il peso del dedicare i miei pensieri e la percezione delle mie colpe all'immediato, al piccolo; invece vorrei essere piú pronto nel fare il Bene, quando serve.

Un'ultima osservazione: Gesú conclude la parabola dicendo:"Va' e fa' anche tu lo stesso". A me succede spesso di bighellonare intorno ad argomentazioni e opinioni, e di nuovo, di non essere pronto. Ma: siate sempre pronti, con la cintura ai fianchi e i sandali ai piedi.

Per concludere, c'é una lingua che tutti gli uomini comprendono? Sí, é la Caritá. Un gesto d'amore non viene misinterpretato in tutto il mondo: é la lingua di Dio, quella che resterá quando tutte saranno passate.

Grazie Signore, per avermi fatto conoscere personalmente il tuo grande Amore nella mia vita e attraverso la Bibbia. A questo grande Amore vorrei dedicare la mia mente, il mio cuore e le mie forze; vorrei tenere i suoi precetti fissi nel mio cuore; ripeterli ai miei figli, parlarne quando sono seduto in casa mia, quando cammino per via, quando mi corico e quando mi alzo. Legarli alla mano come un segno, averli come un pendaglio tra gli occhi scriverli sugli stipiti della casa e sulle mie porte.

Amen