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domenica 18 agosto 2024

Il battesimo nella vita quotidiana

Ogni tanto mi aiuta ricordare che i vangeli sono stati messi insieme da una comunità di seguaci di Cristo che viveva sul chi va là delle persecuzioni, condivideva tutto e annunciava la Buona Novella a coloro che incontrava. In quel frangente così fragile e pericoloso della incipiente fede cristiana, c'era una simbolo che era sinonimo di fede ormai irrevocabile, la conquista della vita eterna una volta per tutte - a meno di qualche tirata d'orecchi da parte di Paolo o degli altri apostoli. Il battesimo.

Nella dinamica della vita e della morte delle meditazioni di questi giorni, il battesimo è lo spartiacque ("spartiacque" è qui un lemma particolarmente ispirato!). Prima del battesimo c'è una vita senza fede e senza senso. Dopo c'è una vita che non muore perché non ha a che fare con la carne, ma con lo spirito. Il concetto è espresso in modo esplicito da Giovanni e da Paolo.


Quelli infatti che vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Rm 8, 5-6.12-13


Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura.

Gal 6, 8.15


L'essere nuova creatura è quella conversione che Giovanni Battista, e poi Gesù, avevano predicato. E', nei fatti, l'essenza della Buona Novella: convertirsi, credere, cambiare vita. Lo spiega anche Gesù in persona a Nicodemo: rinascere "da acqua e spirito".


Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito.

Gv 3, 4-6


Il brano di Giovanni riecheggia l'Antico Testamento, e doveva toccare corde profonde non soltanto nei Gentili ma anche negli ebrei, estremamente attenti alla purificazione rituale. Un brano di Ezechiele evoca ancora una volta la conversione del cuore:


Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli, vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme.

Ez 36, 25-27


Nel brano di Nicodemo, una possibile interpretazione è che Gesù parli di acqua in senso esclusivamente figurato, ma l'acqua torna insistentemente nei primi capitoli del vangelo di Giovanni. Io ho l'impressione che, essendo il vangelo di Giovanni stato redatto da una comunità più che da un solo uomo, ci fosse l'intento di attribuire l'istituzione del battesimo a Gesù e valorizzare questo sacramento come l'evento che donava vita ai catecumeni. In realtà, Giovanni stesso specifica che, laddove la predicazione del Cristo si è accompagnata a un battesimo, non Gesù battezzava, bensì i suoi discepoli. Nelle parole di Gesù, l'acqua è piuttosto associata alla sete che alla purificazione:


«Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».

Gv 4, 13-14


La grande promessa di questo brano è la revoca della condanna di Adamo ed Eva: Gesù ci può donare davvero di diventare simili a Dio. La Parola ci trasmette questo invito come una esigenza epocale, un atto di fede che avviene una volta per tutte e si esprime attraverso il battesimo. Ma per noi, battezzati da bambini, quell'attimo è diluito lungo tutta la vita. Scegliere la Vita diventa, per noi, il discernimento necessario per identificare, in ogni piccola scelta che facciamo, la grande scelta fatta per cercare il Regno di Dio.


sabato 17 agosto 2024

Scegliere la Vita

Nell'ultimo spunto, Marco raccontava del giovane ricco, fallito discepolo di Gesù per via della priorità che le sue ricchezze avevano per lui. E' su questa articolazione dei concetti biblici di vita e morte che si gioca la parte che l'uomo compie nella salvezza. Che cosa ci facciamo al mondo? Per l'appunto, ci prepariamo alla Vita. Dio chiarisce che è una nostra scelta:


Davanti all'uomo ha messo la vita e la morte, e darà a ciascuno quello che ciascuno si sceglie.

Sir 15, 17


Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica. Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva.

Dt 30, 11.14-16


E' bello constatare come questo brano del Deuteronomio sia coerente con quanto afferma Gesù in Gv 15. Gesù stesso, argomentando in favore dell'esistenza della vita dopo la morte, dice che solo a chi vive è possibile relazionarsi con Dio. Chi rimane nella morte e non si converte, non trova Dio.


Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe. Non è il Dio dei morti, ma dei viventi!».


Mt 22, 32


Insieme ai dodici discepoli che conosciamo, ce ne sarebbero stati molti altri, ma neppure Gesù è riuscito ad attirarli a sè:

A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».

Lc 9, 59-60

Gesù non è rimasto indifferente a questi fallimenti, benché le motivazioni dei rifiuti che subìva, come seppellire il padre e aspettarsi la salvezza in ragione del successo in questa vita, dovevano apparire estremamente ragionevoli agli ebrei del tempo. Ecco, infatti, come Gesù metabolizza la faccenda del giovane ricco:

Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

Mc 10, 23-31


Rileggendo questo passo alla luce della rivelazione che il Regno di Dio di cui parla Gesù non è altro che la scelta della Vita in questo tempo, che consiste nell'amare Dio e i fratelli rispettando i suoi comandi, vedo che Gesù sta dicendo: non riusciamo a convertirci. Non riusciamo a prendere questa decisione una volta per tutte. Tante piccole decisioni, tanti istanti, riusciamo a raccoglierli, ma una volta per tutte, no. Mi viene conforto, però, dall'osservare che Gesù stesso dice: non potete fare diversamente. Questa scelta non è una decisione come quelle che prendiamo sul lavoro. E' una decisione come quelle matrimoniali. Si matura nella condivisione quotidiana con Dio.

Sulla chiosa di Pietro, Gesù vorrebbe sbilanciarsi e dire che avranno la loro ricompensa; ma non è finita finché non è finita, e quel che Gesù avrebbe voluto dire a Pietro, non avrebbe potuto prometterlo a Giuda.





giovedì 15 agosto 2024

Di cosa sono fatti gli istanti di vita eterna?

La domanda di ieri era come prepararsi alla Vita, la risposta - rimanete nel mio amore, osservando i comandamenti e amandosi gli uni gli altri. Come si applica in pratica, e quali sono i frutti che ne derivano? 

Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.

Mc 10, 17-22

Questo incontro è presente nei tre sinottici, il che per me conferma che si tratta di un evento che ha colpito i discepoli ed è stato raccontato a voce per molto tempo. Potrebbe esserci difficile immedesimarci in questa situazione, proprio a causa della nostra formazione cristiana. A ben guardare, ci sono buoni motivi per cui questo incontro poteva scandalizzare un gruppo di ebrei.

Bisogna innanzitutto che consideriamo che per gli ebrei il successo in questa terra corrispondeva alla ricompensa per l'anima pia. Ad esempio, nel libro di Giobbe, nel quale il protagonista per un certo tempo della propria vita sperimenta la deprivazione e la sofferenza, i suoi migliori amici si recano da lui per convincerlo che, per meritare questo castigo, deve aver peccato. Nel libro dei salmi, si pone continuamente il problema di ciò che sarà dell'empio che apparentemente ha successo in questa vita, concludendo che a un certo punto sarà sconfitto, se non altro, dalla morte e dal giudizio divino. Nel libro della Genesi, coloro che non sono graditi a Dio muoiono prematuramente e senza discendenza. Ad Abramo e ai padri fondatori di Israele è promessa lunga vita ed una grande discendenza. Per cui, mettiamoci intanto nell'ordine di idee che il ricco è un benedetto da Dio, e il successo testimonia quanto bene ha fatto: perfino Giobbe, dopo tutte le sue sofferenze, conclude la propria avventura spirtituale con il doppio delle ricchezze e dei figli che aveva prima che su di lui si abbattessero le disgrazie volute da Satana.

Dunque, fa specie che, tanto per cominciare, quest'uomo si inginocchi davanti a Gesù. E' un segno di umiltà, devozione e fede. Quest'uomo crede nei segni e nella parola di Gesù. Lo chiama "maestro" e "buono", e quando parla della vita eterna, non parla di ottenere e conquistare, ma di un dono gratuito: una eredità. Dunque, quest'uomo ha compreso che Dio ci cerca per primo, che ci ama, e che è libero di farci un dono. Il giovane ricco mi passa avanti nel Regno dei Cieli. La reazione di Gesù è abbastanza inattesa: non mi adulare.

Perché Gesù reagisce così, essendo colui che dice ai suoi discepoli: voi mi chiamate maestro e signore, e dite bene, perché lo sono? Forse interpreta l'espressione del giovane ricco come una captatio benevolentiae. E' sincero quest'uomo? Oppure è uno dei farisei mandati a metterlo in scacco? Gesù risponde che il bene è uno solo, come dire che c'è un solo Dio, il che rimanda alla sua unità con il Padre. E poi continua come da Gv 15, dicendo di rispettare i comandamenti.

Allora quello risponde che questo lo ha già fatto, e Gesù lo amò. Ecco, a mio parere questo significa che gli ha dato fiducia. Ha capito che era sincero. Non era un fariseo. E allora ha dismesso le frasi preparate contro l'idolatria dei farisei e gli ha detto ciò che ha detto ai suoi discepoli. Seguimi. Ma prima di seguirlo, gli ha chiesto di mollare le sue ricchezze. Forse il suo vestiario tradiva lo status sociale. Ma allora, significa questo che seguire i comandamenti, in contrasto con Gv 15, non basta per la vita eterna? Torniamo un attimo alla teologia giovannea, che è molto esplicita riguardo a questo tema:

In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.

Gv 5, 24
«Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo»

Gv 17, 3
Tutte queste espressioni sono sinonimo di salvezza: il Regno dei Cieli; la Vita Eterna; credere a colui che ha mandato Gesù; conoscere Dio; seguire Gesù. Non dobbiamo pensare al dopo la morte, in quanto la morte non ha significato per Dio. Ha significato per lui che lo amiamo al di sopra del resto. Il giovane ricco non ci riesce, non perché sia avido o avaro, ma per un altro motivo: questo contraddice quanto gli è stato insegnato. Questa storia di vendere i beni ai poveri è una novità che introduce Gesù. E' il modo di testimoniare che Dio vale più di goni cosa umana. E' quasi alla pari dei miracoli, ed è ciò che distinguerà i primi cristiani, all'epoca in cui la loro predicazione conquisterà perfino Roma. Non si tratta di soldi: si tratta di priorità. 

Signore, noi non abbiamo compreso una volta per tutte il tuo disegno, però lo afferriamo, in qualche modo, con il cuore e la mente. Ci sono istanti in cui ti abbiamo pregato e ci siamo riempiti di Te, e ogni altra cosa ha perso significato. Quelle sono boccate di Vita Eterna. Fa' che possiamo averne di più e più a lungo. Fa' che rimaniamo nella grazia che ci doni in preghiera.


lunedì 12 agosto 2024

Perché il Signore mi salva la vita, piuttosto che chiamarmi a sè?

Dopo la mia operazione, quando non potevo più parlare come prima, ho chiesto al Signore di poter recuperare la voce, pregando quasi ogni giorno il Salmo 130. Questo salmo si apre proprio con la richiesta che la mia voce fosse udita dal Signore. C'è poi la speranza che il Signore risponda con la sua parola. Qui il salmista sembra soprattutto preoccupato delle colpe del popolo di Israele. Quando pregavo, ho sentito la necessità di ricambiare il Signore per il dono della voce, e ho fatto voto di utilizzarla per predicare la sua Parola, quella Parola che avrebbe risposto alla mia voce inaudibile e mi avrebbe salvato. Chiedevo la salvezza, facevo voto di servizio. 

Sal 130 
1 Canto delle salite. Dal profondo a te grido, o Signore; 
2 Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica
3 Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi ti può resistere? 
4 Ma con te è il perdono: così avremo il tuo timore. 
5 Io spero, Signore. Spera l’anima mia, attendo la sua parola
6 L’anima mia è rivolta al Signore più che le sentinelle all’aurora. Più che le sentinelle l’aurora, 
7 Israele attenda il Signore, perché con il Signore è la misericordia e grande è con lui la redenzione. 
8 Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe. 

Quello che sentivo dentro, però, era soprattutto disperazione. 

Sal 88 
4 Io sono sazio di sventure, la mia vita è sull’orlo degli inferi. 
5 Sono annoverato fra quelli che scendono nella fossa, sono come un uomo ormai senza forze. 
6 Sono libero, ma tra i morti, come gli uccisi stesi nel sepolcro, dei quali non conservi più il ricordo, recisi dalla tua mano. 

In questo passaggio, il disperato si sente finito, come io mi sentivo finivo, incapace, non più quello di un tempo. Avrei preferito morire che affrontare l'invalidità. Mi sentivo gabbato, dimenticato, sfidato per vedere fino a cosa potevo sopportare. Fino ai miei 40 anni mi sono preparato a morire, e credevo fosse un traguardo essere pronto ad andarmene in qualunque momento. Ma dopo la mia operazione temevo non mi fosse più sopportabile la vita. E se Dio volesse togliermi pezzo a pezzo ognuno dei suoi doni? Avevo speranza, ma in fondo avevo anche sfiducia. Dio mi era vicino o mi era lontano? 

Sal 88 
11 Compi forse prodigi per i morti? O si alzano le ombre a darti lode? 
12 Si narra forse la tua bontà nel sepolcro, la tua fedeltà nel regno della morte? 
13 Si conoscono forse nelle tenebre i tuoi prodigi, la tua giustizia nella terra dell’oblio? 
14 Ma io, Signore, a te grido aiuto e al mattino viene incontro a te la mia preghiera. 
15 Perché, Signore, mi respingi? Perché mi nascondi il tuo volto? 

La domanda insidiosa che si imponeva alla mia attenzione era: a che serve, in fondo, la mia vita? Dio può farne a meno. Se io morissi e vedessi Dio, non sarebbe meglio che essere costretto a vivere nel dolore? Perché, allora, Dio dovrebbe salvarmi? 

Sal 56 
14 perché hai liberato la mia vita dalla morte, i miei piedi dalla caduta, per camminare davanti a Dio nella luce dei viventi. 

In questo salmo, la scrittura dice che la salvezza è fatta per camminare davanti a Dio. Che vuol dire camminare davanti a Dio? Risponde San Paolo: 

Fil 1 21Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. 22Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. 23Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; 24ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo. 

Dio, allora, non vuole che noi moriamo e andiamo in paradiso, ma che viviamo e portiamo frutto in questa vita. Noi non siamo salvati così da andare in paradiso dopo la morte. Non ci prepariamo alla morte: ci prepariamo alla vita. E' questa preparazione che costituisce la conversione. 

Ez 18 32 Io non godo della morte di chi muore. Oracolo del Signore Dio. Convertitevi e vivrete.

Convertitevi e vivrete, è lo stesso che predica Giovanni il Battista e dopo di lui il Cristo: 

Mt 3 1In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea 2dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». 

"Vivrete" e "il regno dei cieli è vicino" significano la stessa cosa: vita eterna. La "conversione" è un cambiamento di vita: da vita "mortale" a vita "eterna", ma ciò non implica con e senza il corpo. Implica camminare per sé, o "camminare davanti a Dio". Sugli ingressi dei cimiteri è scritto: "Vita mutatur, non tollitur" - la vita non viene tolta ma si trasforma. Questa trasformazione avviene mentre siamo qui, mentre siamo vivi. La conversione è prepararsi a vivere nonostante la sofferenza, in quanto Dio è a fianco a noi.

domenica 1 novembre 2009

Innamorarsi dell'Amore

Ultimamente ho visto un video satirico sulla Chiesa Cattolica nel quale si diceva, tra l'altro:"La Chiesa vende un prodotto del quale non si può provare la qualità, visto che lo ottieni solo quando sei morto: la vita eterna".
Forse è diffusa l'idea che il cristiano creda per salvarsi l'anima, e che quanto fa su questa terra venga non abbia ricompensa se non quella futura. Anche se forse oggi il tema della salvezza non fa audience come nei secoli passati, chissà se è poi vero che i cristiani vivono la vita in vista del premio finale. Oggi, Ognissanti, pare il giorno giusto per pensarci su :)
Cosa diceva Gesù in proposito?
Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».

Quest'ultimo versetto mi fa sempre tremare: il Verbo incarnato si ferma, fissa quest'uomo, lo ama e lo chiama. E poco prima dice che Dio solo è buono, affinchè si intenda che non l'uomo in carne ed ossa va lodato per i suoi insegnamenti, ma Dio, Dio solo. Per annunciare Dio, Gesù rinuncia anche alla sua rettitudine umana, che poteva ben essere lodata. E poi soffre umiliazioni fino a perdere la vita. La storia continua...

Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.

Mc 10, 17-21.28-30
Questo passo è per me decisivo, perchè quel "centuplo in terra" lo si vive davvero. Quando la Fede investe la tua vita, la cambia in meglio. Noi crediamo nel cielo, noi crediamo che esista un Amore assoluto, ineguagliabile, eterno, e questo amore lo riceviamo in questa vita. Il dono di Dio, diceva una volta un mio amico in una predicazione, è "un amore che dura oltre la morte", e sì, questo dono comincia proprio qui. I cristiani credono che esista il bello e il giusto, credono che sia possibile il cambiamento, non all'uomo ma a Dio, attraverso l'annuncio della Sua parola. Noi speriamo in un mondo migliore, adesso, in un amore migliore, oggi. E anche nella vita eterna nel futuro. Siamo gente di fede, idealisti, noi vogliamo essere perfetti come il padre nostro celeste. Noi crediamo nell'amore per sempre, ma altro che quello dei film!

Commenta così uno spunto del Verbum Dei italiano:

"Il grande dono di Dio per noi non è soltanto che possiamo credere che Lui esista, ma anche credere profondamente che esista in noi. Anzi, ancora più profondo: credere che Dio ci ha donato la Sua stessa vita. L’identità più profonda della nostra vita è che abbiamo la stessa vita di Dio, la Sua essenza, cioè, l’amore della Sua stessa qualità. A volte la nostra fragilità e i limiti che sperimentiamo ci fanno credere che è impossibile amare profondamente, che l’amore è un’illusione o soltanto una storiella. [...] Abbiamo bisogno di scoprire la capacità di amare con la quale Dio ci ha creati."

Insomma vogliamo tutto. L'amore, la felicità, adesso, e la vita eterna, domani. È una felicità particolare perchè passa attraverso la conversione personale e le persecuzioni, che Gesù promette con larghezza! Ma è così quando si ama: se vuoi servire il Signore preparati alla prova (Sir 2,1). Il nostro Dio è amore, e anche l'amore umano porta sofferenze, ma è ciò in cui sentiamo la vita. Essere cristiani è amare l'Amore, e volerlo più grande e più bello e più universale possibile.

Esiste questo grande amore? A guardare i cristiani nel complesso non si direbbe. Ma questo non risponde alla domanda:"esiste?", bensì: "è comune? È facile?". Guardiamo i santi. Che cosa ha guidato S. Giovanni nel deserto, cosa S. Francesco sul monte? E S. Agostino e S. Tommaso per cosa hanno dato tutta la vita? Per una dottrina sterile? Non così si capisce leggendo le "Confessioni". No. Hanno goduto di un amore e di una gioia impareggiabili, benchè a S. Giovanni abbiano tagliato la testa e S. Francesco abbia vissuto ogni genere di umiliazioni. Per fortuna che veneriamo i santi. Se non ci fossero i santi, tutti potrebbero dire che Gesù era un gran figo perchè era Figlio di Dio. Invece è proprio grazie alla presenza di questi uomini riconosciuti nella loro Fede che possiamo sperare anche per noi questa felicità.

In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.

Gv 5, 24

Ha la vita eterna, è presente, è giá nostra: e nella dottrina paolina questa vita eterna è donata col battesimo. Tanto che i battezzati sono chiamati "santi"! Ora, a quell'epoca ci si battezzava per lo più da adulti, e davvero il battesimo era gettare l'uomo vecchio e rinascere a nuova vita. La vita cambiava in modo evidente, radicale, al momento dell'ingresso nella comunità cristiana. Oggi si tratta di riscoprire il nostro battesimo, scavare nel cuore per trovare il seme di Dio. È complicato perchè più l'acqua si allontana dalla fonte, più si sporca. Ma noi possiamo tornare alla fonte, la Parola di Dio.

Signore, che cos'è allora la vita eterna?

«Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo»

(Gv 17, 3)

Io ho visto questa qualità di vita in atto in alcuni cristiani che ho incontrato. Perciò credo che la fonte di quell'amore sia Gesù Cristo, e che quello che egli ha detto secoli fa sia la Verità. Una Verità che i cristiani come popolo riflettono torbidamente, ma nei punti in cui il riflesso è puro traspare la grandezza di quell'amore che dura oltre la morte.

Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica. Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva.

Dt 30, 11.14-16

Padre, lasciami entrare in questo Amore! Come sono dolci i ricordi di quegli istanti in cui mi hai regalato una scintilla di questo amore eterno, splendido, luminoso... Chi può amare, se in primo luogo non è stato amato? E se tu ami, quando potrá mai esaurirsi questa riserva d'amore? Mai, perchè l'acqua che tu mi hai dato è divenuta in me sorgente che zampilla per la vita eterna. Col tempo la tua Parola mi ha ammorbidito e reso sensibile a quanto di me forse prima esprimevo meno volentieri: hai proprio fatto breccia nel mio cuore! Padre, ti sono grato dal profondo! Non lasciare che questa fede si dissolva nel mare del brutto, di un realismo gretto, in un crepuscolo di ideali... ma salva la Speranza, Padre, nel tuo popolo. Noi speriamo in te, anche se non ti vediamo. Abbi misericordia di noi.
Amen