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domenica 18 agosto 2024

Il battesimo nella vita quotidiana

Ogni tanto mi aiuta ricordare che i vangeli sono stati messi insieme da una comunità di seguaci di Cristo che viveva sul chi va là delle persecuzioni, condivideva tutto e annunciava la Buona Novella a coloro che incontrava. In quel frangente così fragile e pericoloso della incipiente fede cristiana, c'era una simbolo che era sinonimo di fede ormai irrevocabile, la conquista della vita eterna una volta per tutte - a meno di qualche tirata d'orecchi da parte di Paolo o degli altri apostoli. Il battesimo.

Nella dinamica della vita e della morte delle meditazioni di questi giorni, il battesimo è lo spartiacque ("spartiacque" è qui un lemma particolarmente ispirato!). Prima del battesimo c'è una vita senza fede e senza senso. Dopo c'è una vita che non muore perché non ha a che fare con la carne, ma con lo spirito. Il concetto è espresso in modo esplicito da Giovanni e da Paolo.


Quelli infatti che vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Rm 8, 5-6.12-13


Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura.

Gal 6, 8.15


L'essere nuova creatura è quella conversione che Giovanni Battista, e poi Gesù, avevano predicato. E', nei fatti, l'essenza della Buona Novella: convertirsi, credere, cambiare vita. Lo spiega anche Gesù in persona a Nicodemo: rinascere "da acqua e spirito".


Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito.

Gv 3, 4-6


Il brano di Giovanni riecheggia l'Antico Testamento, e doveva toccare corde profonde non soltanto nei Gentili ma anche negli ebrei, estremamente attenti alla purificazione rituale. Un brano di Ezechiele evoca ancora una volta la conversione del cuore:


Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli, vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme.

Ez 36, 25-27


Nel brano di Nicodemo, una possibile interpretazione è che Gesù parli di acqua in senso esclusivamente figurato, ma l'acqua torna insistentemente nei primi capitoli del vangelo di Giovanni. Io ho l'impressione che, essendo il vangelo di Giovanni stato redatto da una comunità più che da un solo uomo, ci fosse l'intento di attribuire l'istituzione del battesimo a Gesù e valorizzare questo sacramento come l'evento che donava vita ai catecumeni. In realtà, Giovanni stesso specifica che, laddove la predicazione del Cristo si è accompagnata a un battesimo, non Gesù battezzava, bensì i suoi discepoli. Nelle parole di Gesù, l'acqua è piuttosto associata alla sete che alla purificazione:


«Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».

Gv 4, 13-14


La grande promessa di questo brano è la revoca della condanna di Adamo ed Eva: Gesù ci può donare davvero di diventare simili a Dio. La Parola ci trasmette questo invito come una esigenza epocale, un atto di fede che avviene una volta per tutte e si esprime attraverso il battesimo. Ma per noi, battezzati da bambini, quell'attimo è diluito lungo tutta la vita. Scegliere la Vita diventa, per noi, il discernimento necessario per identificare, in ogni piccola scelta che facciamo, la grande scelta fatta per cercare il Regno di Dio.


domenica 28 marzo 2010

La Pasqua

Ovvero, il passaggio. È Dio che passa, e sceglie i primogeniti dell'Egitto perchè siano mandati a morte, mentre coloro che portano il segno dell'agnello vengono risparmiati.

Il Signore disse a Mosè e ad Aronne nel paese d'Egitto: «Questo mese sarà per voi l'inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell'anno. Parlate a tutta la comunità di Israele e dite: Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello, si assocerà al suo vicino, al più prossimo della casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l'agnello, secondo quanto ciascuno può mangiarne. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell'anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo serberete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l'assemblea della comunità d'Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po' del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull'architrave delle case, in cui lo dovranno mangiare. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell'acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere. Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato lo brucerete nel fuoco. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la pasqua del Signore! In quella notte io passerò per il paese d'Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d'Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dèi dell'Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi flagello di sterminio, quando io colpirò il paese d'Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne.
Es 12, 1-14
Dal momento in cui viene istituita, la Pasqua è una festa particolare: è una festa d'azione, e strettamente comunitaria.
Ma che strana! "Mangerete l'agnello coi fianchi cinti e i sandali ai piedi". Come fossero loro a dover "passare", perché la cinta e i sandali sono gli attributi del viaggiatore, di colui che esce di casa. Siate sempre pronti coi fianchi cinti e la lucerna accesa!
Il Signore ci chiede di vivere con attenzione. Di essere pronti al momento del suo passaggio nella nostra vita.
I padri della chiesa hanno visto in questo passo dell'AT la profezia della croce:

Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d'Israeliti morì. Allora il popolo venne a Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l'asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita.
Nm 21,6-9
Qui Mosè (il mio eroe!) si incarica di costruire un serpente di bronzo affinchè gli israeliti morsi dal serpente si salvino guardando al monumento.
Ora non so voi come ve l'immaginate, ma se uno mette un serpente di bronzo su un bastone appare più o meno così:

T

simile a una croce, insomma! A parte questa, che può essere una simpatica coincidenza, Gesù stesso dice: quando sarò sollevato da terra attirerò tutto a me. (Gv 12,32)
Chi guarda il monumento del serpente è salvo; chi ha lo sguardo rivolto alla croce è salvo! Ma perché?
Gesù è l'agnello il cui sangue segna la nostra salvezza. Dio ha dato il suo figlio unigenito perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna (Gv 3, 16).
Chi guarda alla croce guarda al figlio di Dio.
Chi ha il figlio di Dio ha la vita, chi non ha il figlio di Dio non ha la vita. (1Gv 5, 12)

Dunque Dio in questa pasqua, e nella pasqua quotidiana, ci domanda: hai la vita? Se hai la Vita, dalla! Quest'acqua diventerà in te sorgente di vita eterna.

Se a questa domanda noi rispondiamo "No", non c'è da aver paura. Dio ci ha già fornito il mezzo per salvarci: guardiamo la croce.
Perchè la croce, perché il sacrificio? Nella croce noi guardiamo il peccato inchiodato, vediamo l'impotenza e la debolezza umana "monumentata". Gesù sulla croce è ridotto all'impotenza, si sente perduto e abbandonato. La croce è uno specchio della nostra malattia, della schiavitù che ci affligge come affliggeva gli israeliti in Egitto.
La salvezza ci giunge attraverso il passaggio (pasqua = passaggio) attraverso la croce. Questo è importante e distintivo del cristianesimo: altre religioni risolvono il problema del dolore con l'eliminazione dello stesso (es. attraverso l'eliminazione dei desideri nel buddismo); il Dio che noi conosciamo ci chiede invece di passarci.
Quando mi capita di soffrire, ecco vedo subito le mie debolezze, la dipendenza dagli altri, dal consenso, dalla comodità, la mancanza di obbedienza alla volontà di Dio, la mancanza di fede. Ciò non ostante mi resta una ripulsa atavica della croce, della sofferenza, dell'affrontare le asperità, che a volte mi fa disperare. E forse la disperazione è peggio del peccato stesso: il peccato ci allontana da Dio, ma non dal suo perdono. Se però disperiamo di essere salvati, allora rifiutiamo pure il suo perdono.
Non è che Dio goda nel vederci soffrire: Monsignor Comastri, nel commentare la frase "Dio mio, perché mi hai abbandonato", rileva un errore apostolico fatto nel passato nel presentare la passione di Cristo come un sacrificio a un Dio assetato di giustizia, che sta in cielo a guardare con le braccia conserte lo scempio del suo Figlio. Egli commenta che proprio in quel momento la Trinità e unita nella redenzione, e non separata, e propone che la frase di Gesù vada intesa non isolata, ma nel contesto da cui è presa, ossia il salmo 21, del quale riporto alcuni versetti che avvalorano l'ipotesi del Monsignore:

«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Tu sei lontano dalla mia salvezza»:
sono le parole del mio lamento.
Ma io sono verme, non uomo,
infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo.
Mi scherniscono quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si è affidato al Signore, lui lo scampi;
lo liberi, se è suo amico».
È arido come un coccio il mio palato,
la mia lingua si è incollata alla gola,
su polvere di morte mi hai deposto.
Un branco di cani mi circonda,
mi assedia una banda di malvagi;
hanno forato le mie mani e i miei piedi,
posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi guardano, mi osservano:
si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, accorri in mio aiuto.
Egli non ha disprezzato
né sdegnato l'afflizione del misero,
non gli ha nascosto il suo volto,
ma, al suo grido d'aiuto, lo ha esaudito.
Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra,
si prostreranno davanti a lui
tutte le famiglie dei popoli.
Poiché il regno è del Signore,
egli domina su tutte le nazioni.
E io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunzieranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l'opera del Signore!».
Sal 21, 2.7-9.16-20.25.28.30-32

San Bernardo, di fronte allo stesso problema che si è posto Comastri, rispose che non la sofferenza di Cristo piacque al Signore, ma l'obbedienza di Lui, il desiderio tanto grande di fare la volontà di Dio, e non la propria, da farlo obbediente fino alla morte, e alla morte di croce.
Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
prepàrati alla tentazione.
Abbi un cuore retto e sii costante,
non ti smarrire nel tempo della seduzione.
Sta' unito a lui senza separartene,
perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.
Accetta quanto ti capita,
sii paziente nelle vicende dolorose,
perché con il fuoco si prova l'oro,
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.
Sir 2, 1-5

Ebbene, guardiamo la croce. Gesù passa, è la Pasqua del Signore. Dobbiamo chiedere profondamente al Signore questa luce su di noi. Chiederla con fede. Guardare il crocifisso. Guardarlo negli occhi. Guardare negli occhi un malato, se lo visitiamo. Guardare negli occhi un povero, se gli facciamo l'elemosina. Guardare negli occhi un carcerato, se lo visitiamo. È difficile, non é vero? Io lo trovo difficile. La sofferenza fa paura a tutti. Ci costringe a vedere il nostro tesoro, e allo stesso tempo il nostro limite. Ci costringe a sentire su di noi il peso di un debito di grazia che non potremo mai saldare.
Prepariamoci a questa Pasqua cercando gli occhi di Gesù sulla croce. Se il suo sguardo ci dà serenità, se sentiamo che ci ha dato la vita, comunichiamola. La Pasqua è comunità, è popolo di Dio in cammino.
I nostri talenti sono per Lui. Nient'altro che Dio è degno dei doni che Egli ci ha fatto.


Perché, Signore, questo a volte lo sento, altre volte svanisce? Cosa determina la Fede, cosa la sfiducia? Cosa la Speranza, cosa la disperazione?
Sono bagliori di grazia che penetrano il velo dell'umanità come attraverso squarci. Quanto è umano, fisico, terreno, attira lo sguardo e impedisce di mettere a fuoco il divino. Adesso vediamo come in uno specchio, vagamente; ma un giorno vedremo pienamente e conosceremo completamente, come siamo conosciuti. Cerco certezze, e le cerco nei sensi. Anche le certezze sono una ricchezza che allontana dal Regno di Dio. Le certezze dei sensi nel mio cuore diventano un tesoro, che obnubila il riconoscere la debolezza umana, e là dove c'è forza tu, Dio, non entri. Poichè sei venuto per i malati, non per i sani.
Nella povertà hai scelto di manifestarti, poichè dal nulla hai creato la terra, dai fianchi di una sterile e di una vergine hai tratto Giovanni e Gesù, da un popolo minuto hai tratto la chiesa, dai deboli hai tratto i santi.
Signore ti prego di darmi la forza per questo passaggio, di farmi sentire nel cuore la tua presenza come hai fatto con Gesù, che umanamente si è sentito solo di fronte alla sofferenza e alla morte, e divinamente ha trovato in te il suo conforto, fino a dirti con fiducia: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". A volte penso con desiderio alla tua pace eterna, come forse ci ha pensato anche Gesù quando ti ha chiesto di allontanare da lui il calice dell'umiliazione che lo attendeva; ma ha poi concluso che altra era la tua volontà.
Ti prego, Signore, accendi nel mio cuore la fede che proprio questa è la tua volontà, lasciami vivere con fede questo passaggio e questa pasqua. Amen

mercoledì 18 novembre 2009

Compleanno

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell'aurora
per abitare all'estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno l'oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte»;
nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.
Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.
Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri:
vedi se percorro una via di menzogna
e guidami sulla via della vita.
(Sal 138, 1-16.23s.)


Anch'io sono un uomo mortale come tutti,
discendente del primo essere plasmato di creta.
Fui formato di carne nel seno di una madre,
durante dieci mesi consolidato nel sangue,
frutto del seme d'un uomo e del piacere compagno del sonno.
Anch'io appena nato ho respirato l'aria comune
e sono caduto su una terra uguale per tutti,
levando nel pianto uguale a tutti il mio primo grido.
E fui allevato in fasce e circondato di cure;
nessun re iniziò in modo diverso l'esistenza.
Si entra nella vita e se ne esce alla stessa maniera.
Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza;
implorai e venne in me lo spirito della sapienza.
La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto;
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l'oro al suo confronto è un po' di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte ad essa l'argento.
L'amai più della salute e della bellezza,
preferii il suo possesso alla stessa luce,
perché non tramonta lo splendore che ne promana.
Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini;
quanti se lo procurano si attirano l'amicizia di Dio,
sono a lui raccomandati per i doni del suo insegnamento
Mi conceda Dio di parlare secondo conoscenza
e di pensare in modo degno dei doni ricevuti,
perché egli è guida della sapienza
e i saggi ricevono da lui orientamento.
In suo potere siamo noi e le nostre parole,
ogni intelligenza e ogni nostra abilità.
(Sap 7, 1-10.14-16)


Sei tu che mi hai tratto dal grembo,
mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.
Al mio nascere tu mi hai raccolto,
dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.
Da me non stare lontano,
poiché l'angoscia è vicina
e nessuno mi aiuta.
Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.
Lodate il Signore, voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,
lo tema tutta la stirpe di Israele;
perché egli non ha disprezzato
né sdegnato l'afflizione del misero,
non gli ha nascosto il suo volto,
ma, al suo grido d'aiuto, lo ha esaudito.
Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra,
si prostreranno davanti a lui
tutte le famiglie dei popoli.
Poiché il regno è del Signore,
egli domina su tutte le nazioni.
A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere.
E io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunzieranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l'opera del Signore!».
(Sal 21, 10-12.23-25.28-32)


Mi fu rivolta la parola del Signore:
«Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo,
prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato;
ti ho stabilito profeta delle nazioni».
Risposi: «Ahimé, Signore Dio, ecco io non so parlare,
perché sono giovane».
Ma il Signore mi disse: «Non dire: Sono giovane,
ma va' da coloro a cui ti manderò
e annunzia ciò che io ti ordinerò.
Non temerli,
perché io sono con te per proteggerti».
Oracolo del Signore.
Il Signore stese la mano, mi toccò la bocca
e il Signore mi disse:
«Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca.
Ecco, oggi ti costituisco
sopra i popoli e sopra i regni
per sradicare e demolire,
per distruggere e abbattere,
per edificare e piantare».
(Gr 1, 4-10)

«Nudo uscii dal seno di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!».
(Gb 1, 21)

Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?
Anche se queste donne si dimenticassero,
io invece non ti dimenticherò mai.
Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani.
(Is 49,15s.)


Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù [...]: «Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?
(Gv 3, 4-10.12)

domenica 27 settembre 2009

Banane, idoli e buona novella

Poiché dunque non vedeste alcuna figura, quando il Signore vi parlò sull'Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita, perché non vi corrompiate e non vi facciate l'immagine scolpita di qualche idolo.

Perché, alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto l'esercito del cielo, tu non sia trascinato a prostrarti davanti a quelle cose e a servirle; cose che il Signore tuo Dio ha abbandonato in sorte a tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli. Voi invece, il Signore vi ha presi, vi ha fatti uscire dal crogiuolo di ferro, dall'Egitto, perché foste un popolo che gli appartenesse, come oggi difatti siete. (Dt 4, 15-16.19-20)

Qualche volta mi diverto a immaginare come si insultavano tra di loro gli ebrei di 2500 anni fa, ma se pure ci fossero studi in proposito, la mia curiositá non sarebbe sufficiente perché mi impegni a cercarli :) Secondo me in ogni caso un tema a cui dovevano essere sensibili è quello dell'idolatria, che percorre tutto l'AT. "Idolatra!" doveva essere un insulto pesante, perchè nella religione questo popolo trovava la sua identità. Proprio gli Ebrei erano i privilegiati, coloro che avevano conosciuto il vero Dio, non erano come gli altri popoli che rendevano culto alle statue. Qui Dio non se la prende con gli egiziani perchè veneravano Amon-Ra, se la prende con quelli che lo hanno incontrato e che preferiscono una statua di pietra all'incontro con il Signore - come Esaù, che rifiuta la primogenitura per un piatto di lenticchie. In tutto il NT Gesù se la prenderà invece coi farisei, gente che a prima vista non pensa ad altro che a Dio.

Ma il tema non é cambiato: si tratta di barattare Dio per qualcos'altro. Cose belle e grandi, che fanno parte della comune esperienza umana: la luna e le stelle, i prodotti della creazione, un buon lavoro, il denaro, una bella donna, una famiglia felice. Cose che vengono da Dio, cose belle e buone, ma che non sono Dio. E nel caso dei farisei? I farisei hanno barattato la salvezza di Dio con un insieme di regole: Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella legge; siete decaduti dalla grazia (Gal 5, 4). Con le parole di Giovanni Paolo II: "Il vero dramma dei cristiani che amano definirsi moderni è il tentativo di correggere lo stupore dell'evento di Cristo con delle regole."

Più profondamente, si tratta di rendere culto non a Dio, ma a una immagine di Dio che noi ci siamo costruiti. Per gli idolatri era una statuetta, per i farisei la compiacenza con le regole, oggi può essere un'ideologia politica, un ideale di famiglia o di vita. Un Dio così non cambia niente. Ci permette di fare la nostra vita tranquilla, senza scossoni, senza sorprese. È un Dio ansiolitico, modellato a nostra immagine e somiglianza, un Dio tascabile, fatto da noi, il Dio di Feuerbach insomma, che quello vero non ha avuto fortuna di conoscerlo.

Se insomma un abile legnaiuolo, segato un albero maneggevole, ne raschia con diligenza tutta la scorza e, lavorando con abilità conveniente, ne forma un utensile per gli usi della vita; raccolti poi gli avanzi del suo lavoro, li consuma per prepararsi il cibo e si sazia. Quanto avanza ancora, buono proprio a nulla, legno distorto e pieno di nodi, lo prende e lo scolpisce per occupare il tempo libero; senza impegno, per diletto, gli dà una forma, lo fa simile a un'immagine umana.

Eppure quando prega per i suoi beni, per le sue nozze e per i figli, non si vergogna di parlare a quell'oggetto inanimato; per la sua salute invoca un essere debole, per la sua vita prega un morto: per un aiuto supplica un essere inetto, per il suo viaggio chi non può neppure camminare; per acquisti, lavoro e successo negli affari,chiede abilità ad uno che è il più inabile di mani. (Sap 13, 11-13.17-19)

La buona novella è che Dio vive, è Amore e che ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito, perchè chi crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna! Oh: mica noccioline!

Insomma, un vero scoop. Dio ci ama. Dio ci cerca. La nostra vita può cambiare. Esiste davvero la speranza di un mondo migliore. È a portata di tutti e non si paga. Se siete poveri, tanto meglio. Se avete di che lamentarvi, siete i benvenuti! Se siete deboli, se non sapete farvi valere, se non avete nulla da dare, se siete stronzi, brutti e cattivi, peccatori e criminali, bastardi e figli di puttana, bene, siete venuti dalla persona giusta: Gesù non é venuto per i giusti ma per i peccatori! Una notiziona che non lascia indifferenti, una cosa diversa dal mondo che abbiamo davanti agli occhi, una cosa nuova.

Un Dio che non ti cambia la vita non è Dio: "Convertitevi e credete al vangelo", esordisce Gesù quando comincia a girare per la Galilea giustappunto per annunciare questa notizia! Lasciatevi trasformare da Dio! (Rm 12, 2). Questo Dio non é nelle nostre mani, siamo noi nelle sue. Non siamo noi a plasmarlo, ma egli ci plasma a sua immagine:

Sì, Dio ha creato l'uomo per l'immortalità; lo fece a immagine della propria natura. (Sap 2,23)

Non c'è un pezzo di legno degno di rivestire l'immagine di Dio, ma solo l'uomo. Perciò il Padre é rivelato da Gesù: perchè il Padre ama l'uomo, ciascuno, te, me, noi, fino a unirsi carnalmente a lui. La natura di Dio é un amore che dura oltre la morte, un amore fedele, caldo, che mira alla perfezione. Provate.

Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l'uomo che in lui si rifugia. (Sal 33, 9)

Quando parliamo di Dio, lo descriviamo sempre un po' come piace a noi: qualcuno lo vuole potente e terribile, qualcuno tranquillo e pacifico, qualcuno un po' repubblicano, qualcuno progressista. Ciascuno lo taglia qua e là a modo suo per farcelo entrare a ogni costo nel proprio altarino; lo stesso per la Parola. Alcuni sono annoiati dal trovare nella Bibbia: vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri; altri non possono sopportare: le donne stiano sottomesse ai mariti; per altri è uno scandalo: quello che Dio ha unito l'uomo non separi.

Pensate sia un fenomeno nuovo?

E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. (1Cor 1, 22-24)

La Parola di Dio perde tutta la sua efficacia, se viene incatenata e ne facciamo lo strumento per dire quel che piace a noi. Perciò di queste mutilazioni siamo già avvertiti dalla Scrittura stessa:

Queste parole pronunciò il Signore, parlando a tutta la vostra assemblea, sul monte, dal fuoco, dalla nube e dall'oscurità, con voce poderosa, e non aggiunse altro. (Dt 5, 22)

Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. (Mt 5, 17-19)

Ugualmente, non siamo capaci di accogliere Dio se lo costringiamo in una gabbia e non lo lasciamo operare nella nostra vita. Pensate ai discepoli di Emmaus. Gesù era stato crocifisso e questi due, che lo avevano seguito, si allontanavano sconfortati da Gerusalemme discutendo tra loro. Ci hanno creduto fino in fondo, e hanno visto il loro eroe crocifisso. Si aspettavano, chissà, di essere liberati dai Romani, o qualche grande miracolo. Hanno camminato con Gesù, lo hanno ascoltato. Gli hanno dato il loro cuore. Ci hanno creduto sul serio.

Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. (Lc 24, 15-16)

Quando uno non vede qualcosa di evidente, da noi si dice:"Tieni le banane davanti agli occhi?" :D Ora queste banane spirituali sono proprio le immagini che noi ci costruiamo di Dio. Per questi due la crocifissione di Gesù era la morte di quel Signore degli eserciti che doveva salvare Israele.

Non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell'ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. (Ef 4, 17-18)

Nei nostri si risveglia l'amore di Dio (cioé l'amore che Dio ha dato loro) alla predicazione delle scritture da parte di Gesù:

E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme. (Lc 24, 27-33)

Perciò é necessario tornare alla scrittura, e tornarci e tornarci, cercarla e testimoniarla, perchè possiamo confrontare sempre il nostro dio con il Dio che ci amati, ci ha cercati, ci ha scaldato il cuore, ci ha insegnato la Verità, mostrato la Via, dato la Vita. Il Signore non vede l'ora di parlarci, e siccome ama fare le cose in grande, lo ha fatto con una lettera lunga migliaia di pagine, la Bibbia, che in sintesi dice: Dio ci ha cercato, ci ha desiderato, ci ha amato. Nella sofferenza ci siamo sentiti lontani, ma egli camminava con noi. Siamo il suo popolo, i suoi figli prediletti, ci conosce e ci capisce.

È un amore che salva, un amore che cambia, un incontro che, quando é autentico, lascia una nostalgia e una sete inestinguibile. E la buona notizia é che Dio ci ama oggi, ci amerà domani, come ci ha amato, e noi lo incontreremo ancora, e ancora ci arderà il cuore.

Oggi ardeva il mio cuore, Signore, e ti voglio ringranziare. Sei l'unico che mi ama fino a questo punto, sei l'unico che calma la mia sete, e a te sempre voglio tornare. Mi allontano sempre, ma torno, Signore, perchè sei dolce come la voce della madre per il neonato, sei l'innamorato che non é mai sazio. Con te é sempre come il primo giorno, e il tempo non affievolisce la tua passione. A te, Padre, Madre, Fratello, il mio amore con tutto il cuore, la mente e le forze.