lunedì 7 dicembre 2009

Il sonno, l'Avvento

"Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà. Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha preposto ai suoi domestici con l'incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto? Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agire così! In verità vi dico: gli affiderà l'amministrazione di tutti i suoi beni. Ma se questo servo malvagio dicesse in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi, arriverà il padrone quando il servo non se l'aspetta e nell'ora che non sa, lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridore di denti."


Mt 24, 42-51


La prima parte del passo viene interpretata, e talvolta predicata, come se il Signore avesse in mente di "fregare" l'uomo, come se il Signore fosse il ladro che viene. Ma io credo che la prima parte sia piuttosto una enfatica immagine per spiegare cos'é la veglia: é uno stato di attenzione, di ricerca attiva del bene: il buon servo cerca di fare ciò che vuole il padrone, anche quando questi non c'è. Gesú dice: "vivete con attenzione, non siate superficiali, non agite a casaccio".
Dunque, per comprendere cos'é il sonno spirituale, mi sono domandato cosa sia il sonno effettivamente, perché il sonno torna nelle parabole e nella vita di Gesú (le dieci vergini, i discepoli che si addormentano dopo l'ultima cena...).
"Il sonno é uno stato di alterata coscienza caratterizzato da queste componenti:

1. attivitá motoria ridotta;
2. diminuita risposta a stimolazione esterna;
3. postura stereotipica;
4. reversibilitá facilmente ottenibile (diversamente dal coma per esempio)"

(Eric Kandel, "Principi di Neuroscienze")

Allora "dormire spiritualmente" vorrá dire essere inattivi e poco ricettivi, fare poco il bene ed esserne insensibili. Avete fatto caso a come Gesù, nel vangelo, non se la prenda tanto coi peccatori? Quando incontra una peccatrice, le dice: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato (Lc 7, 47). Perdona Zaccheo il pubblicano e perfino il ladrone sulla croce, però rimprovera in continuazione i farisei, che pare non facciano niente di male. Insomma, questo Gesù lo capiscono meglio ladri e prostitute, che gli uomini del Sinedrio.
Perchè?
Ecco, secondo me perchè dormono. A volte pensiamo di essere più o meno a posto, abbiamo un piccolo mondo di certezze. Stiamo comodi. Altre volte pensiamo di doverci preparare bene per incontrare Dio, perchè siamo indegni ecc. Sono due facce della stessa medaglia: nell'uno e nell'altro caso non teniamo in considerazione il "Padrone di casa", ma decidiamo da noi di assolverci o di incolparci.
Nel sonno non si vede la realtá per come é, poiché i canali sensoriali sono sbarrati, eppure si fanno delle esperienze, i sogni. L'addormentato é concentrato su sè stesso, sul suo mondo. Chi dorme non sempre sa di dormire: solo chi é sveglio puó dire con sicurezza se qualcuno dorma oppure no.
Magari pensiamo di essere sulla buona strada, ma inseguiamo i nostri pensieri, e non prestiamo orecchio a Dio. Magari pensiamo che non facciamo quello che vuole Dio, ma lo faremo domani. Ebbene, Gesù ci dice: sveglia! Dio passa nella vostra vita, e voi dormite!

Questo fatto di giudicare noi stesso e impartirci salvezza o condanna è proprio un brutto vizio.

Chi sei tu per giudicare un servo che non è tuo? Stia in piedi o cada, ciò riguarda il suo padrone; ma starà in piedi, perché il Signore ha il potere di farcelo stare.
Rm 14,4

Noi stessi siamo servi altrui, da rimettere al giudizio del Signore. E cosí la mia preghiera spesso risulta infruttuosa, ruotando spesso intorno a me, a quello che ho fatto, che non ho fatto, etc... ma compito mio è fare, non giudicare il mio operato. Capita pure quando si è studenti. Ne avrete incontrati ragazzi che dicono - sono preparatissimo, ho studiato tanto! - e poi all'esame tirano fuori sì e no qualche parola. Compito dello studente è studiare, al giudizio ci pensa il prof. Be', il giudizio è di Dio, inutile distrarsi cercando di stabilire il nostro valore. Il nostro valore è tale che Dio ha mandato il suo unico figlio perchè il mondo lo conoscesse e fosse salvo. Aver fede significa mettere questo di fronte ai nostri criteri di valutazione!

Perciò rimbocchiamoci le maniche anche se sappiamo di non essere perfetti. Nessuna idea deve fermarci nella corsa verso il bene. Meglio fare qualcosa, sbagliare e chiedere perdono, che dormire. Il resto viene dall'orgoglio.
Spesso ho avuto la sensazione che buttarsi giù sia un ostacolo piú grande del peccato in sé stesso, perchè impedisce all'Amore di guarirci. Nessuno spera in ciò che già vede: perciò là dove siamo limitati, dove non vediamo il risultato, quello è il posto della nostra anima in cui Dio farà la sua casa, se speriamo nella sua parola.

Lo dico ancora una volta: là dove comincia il nostro limite comincia la grazia di Dio. Coraggio! Nella nostra debolezza Dio fa la sua casa e si manifesta. Dal grembo della sterile ha tratto santi. S. Paolo scrive:

Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.
2Cor 12, 9s.

Tempo fa ho partecipato per alcuni mesi alle visite neurologiche con un medico con cui collaboro. Quando entravamo nell'unitá dei malati terminali ero sempre impressionato. Di fronte a pazienti che hanno perso molte delle capacitá che usiamo attribuire all'uomo, il valore delle cose vacilla. Non c'é assolutamente spazio per le inezie; tutto sembra insignificante in quella stanza, ed é una visione talmente disarmante per me, che Dio entra immediatamente in gioco. Non si fraintenda ció che dico, ma quello mi pare il regno di Dio. Lo spazio dove non resta che la caritá.
Piú i pazienti stanno male, piú indietro i loro parenti vanno nel cercare oggetti che siano loro di conforto. Vicino ai letti dei pazienti si trovano pupazzetti, disegnini... come fossero bambini.
Perché parlo del Regno di Dio in quella stanza? Lá dove l'umanitá é quasi annullata, Dio pare piú forte. Il medico gira per i letti senza cura estrema, non visita davvero i pazienti: si avvicina, dice loro due parole, fa loro una carezza, va via.
Sostenere lo sguardo di uno di questi pazienti, quando avevano gli occhi aperti, era per me impossibile. Mi veniva in mente proprio questo paragone: non si puó sostenere lo sguardo di Dio. E Dio afferma proprio di essere nei piccoli e nei deboli.

Questa é la mia preghiera, Signore: venga il tuo Regno nel mio cuore e nelle mie azioni, così che io sia pronto. Lascia che io mi affidi a te quando giungo al limite. Non lasciare che io mi addormenti, ma veglia con me.

mercoledì 18 novembre 2009

Compleanno

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell'aurora
per abitare all'estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno l'oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte»;
nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.
Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.
Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri:
vedi se percorro una via di menzogna
e guidami sulla via della vita.
(Sal 138, 1-16.23s.)


Anch'io sono un uomo mortale come tutti,
discendente del primo essere plasmato di creta.
Fui formato di carne nel seno di una madre,
durante dieci mesi consolidato nel sangue,
frutto del seme d'un uomo e del piacere compagno del sonno.
Anch'io appena nato ho respirato l'aria comune
e sono caduto su una terra uguale per tutti,
levando nel pianto uguale a tutti il mio primo grido.
E fui allevato in fasce e circondato di cure;
nessun re iniziò in modo diverso l'esistenza.
Si entra nella vita e se ne esce alla stessa maniera.
Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza;
implorai e venne in me lo spirito della sapienza.
La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto;
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l'oro al suo confronto è un po' di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte ad essa l'argento.
L'amai più della salute e della bellezza,
preferii il suo possesso alla stessa luce,
perché non tramonta lo splendore che ne promana.
Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini;
quanti se lo procurano si attirano l'amicizia di Dio,
sono a lui raccomandati per i doni del suo insegnamento
Mi conceda Dio di parlare secondo conoscenza
e di pensare in modo degno dei doni ricevuti,
perché egli è guida della sapienza
e i saggi ricevono da lui orientamento.
In suo potere siamo noi e le nostre parole,
ogni intelligenza e ogni nostra abilità.
(Sap 7, 1-10.14-16)


Sei tu che mi hai tratto dal grembo,
mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.
Al mio nascere tu mi hai raccolto,
dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.
Da me non stare lontano,
poiché l'angoscia è vicina
e nessuno mi aiuta.
Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.
Lodate il Signore, voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,
lo tema tutta la stirpe di Israele;
perché egli non ha disprezzato
né sdegnato l'afflizione del misero,
non gli ha nascosto il suo volto,
ma, al suo grido d'aiuto, lo ha esaudito.
Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra,
si prostreranno davanti a lui
tutte le famiglie dei popoli.
Poiché il regno è del Signore,
egli domina su tutte le nazioni.
A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere.
E io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunzieranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l'opera del Signore!».
(Sal 21, 10-12.23-25.28-32)


Mi fu rivolta la parola del Signore:
«Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo,
prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato;
ti ho stabilito profeta delle nazioni».
Risposi: «Ahimé, Signore Dio, ecco io non so parlare,
perché sono giovane».
Ma il Signore mi disse: «Non dire: Sono giovane,
ma va' da coloro a cui ti manderò
e annunzia ciò che io ti ordinerò.
Non temerli,
perché io sono con te per proteggerti».
Oracolo del Signore.
Il Signore stese la mano, mi toccò la bocca
e il Signore mi disse:
«Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca.
Ecco, oggi ti costituisco
sopra i popoli e sopra i regni
per sradicare e demolire,
per distruggere e abbattere,
per edificare e piantare».
(Gr 1, 4-10)

«Nudo uscii dal seno di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!».
(Gb 1, 21)

Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?
Anche se queste donne si dimenticassero,
io invece non ti dimenticherò mai.
Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani.
(Is 49,15s.)


Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù [...]: «Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?
(Gv 3, 4-10.12)

domenica 15 novembre 2009

Padre nostro

Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.

Mt 6, 9-13

Parole abituali, che conosciamo a memoria e leggiamo di volata.
Parole che abbiamo imparato da bambini, e chissà cosa hanno significato per noi allora, chissà se lo abbiamo chiesto, chissà cosa mai ci avranno risposto. Per esempio, santificare il nome di qualcuno, che caspita vorrà mai dire, in italiano? E cos'è il regno di Dio? E quando mai abbiamo contratto debiti, e che c'entra il cielo, etc, etc...
Ma è importante, perchè è Gesù che ci ha lasciato queste parole affinchè imparassimo a pregare. Abbiamo già parlato di come pregare, riferendoci a Maria. Queste parole del Cristo ci dicono cosa chiedere. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, disponibile online, c'é una lunga sezione che commenta il Padre Nostro, a cui faccio riferimento a più riprese. Questi riferimenti sono preceduti da un numero, che indica l'articolo del catechismo da cui sono presi.

Padre...

L'espressione Dio-Padre non era mai stata rivelata a nessuno. Quando lo stesso Mosè chiese a Dio chi fosse, si sentì rispondere un altro nome. A noi questo nome è stato rivelato nel Figlio: questo nome, infatti, implica il nuovo nome di Padre [Tertulliano, De oratione, 3].
Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! (1Gv 3,1)

...nostro...
Il Signore ci insegna a pregare insieme per tutti i nostri fratelli. Infatti egli non dice Padre “mio” che sei nei cieli, ma Padre “nostro”, affinché la nostra preghiera salga, da un cuore solo, per tutto il Corpo della Chiesa [San Giovanni Crisostomo, Homilia in Matthaeum, 19, 4: PG 57, 278D].
Questa parolina mi ha preso molto, oggi, mentre pregavo. Forse perchè le mie preghiere sono così diverse da quest'impostazione alla prima persona plurale: chiedo per me, chiedo scusa per me, parlo per me, nella maggiornaza dei casi. Non bisogna pensare che fosse il contesto, ossia il fatto che in tanti lo ascoltavano, a obbligare Gesù a parlare in questi termini: non dice "noi" perchè si rivolge a un pubblico di "voi". Pochi versetti prima, infatti, alternava il tu e il voi durante la predicazione. Qui Gesù mi insegna e ci insegna a pregare al plurale, a cercare l'unità, ad abbattere i confini dell'ego. Se la preghiera è una lista di desideri che chiediamo siano esauditi, ebbene non chiediamolo per noi stessi e basta. Il culto di Dio passa attraverso i fratelli. Un culto di Dio privato semplicemente non esiste. È il culto di un idolo.

...che sei nei cieli...

2794 Questa espressione biblica non significa un luogo [“lo spazio”], bensì un modo di essere; non la lontananza di Dio ma la sua maestà. Il nostro Padre non è “altrove”: egli è “al di là di tutto” ciò che possiamo concepire della sua Santità.
Ben a ragione queste parole “Padre nostro che sei nei cieli” si intendono riferite al cuore dei giusti, dove Dio abita come nel suo tempio. Pertanto colui che prega desidererà che in lui prenda dimora colui che invoca [Sant'Agostino, De Sermone Domini in monte, 2, 5, 17: PL 34, 1277].

...sia santificato il tuo nome...
Secondo il Dizionario di Teologia Biblica, il concetto di "santo" è il contrario di "profano", con enfasi su questa separazione. Santo, insomma, è tutto quanto è puro, bello, giusto, amabile, contrapposto all'impurezza. Il nome di Dio è la sua presenza in mezzo agli uomini. Si parla di una manifestazione, si tratta quindi di chiedere al Signore di manifestarsi nella sua gloria. Il simpatico Ezechiele corrobora questa interpretazione:

Santificherò il mio nome grande, disonorato fra le genti, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le genti sapranno che io sono il Signore - parola del Signore Dio - quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi. (Ez 36,23)
La santità del Signore si rivela nella nostra vita, e quindi l'augurio che facciamo in qualche maniera ci investe in prima persona! Di fatto tutto il capitolo 17 di Giovanni, che riporta la preghiera di Gesù prima della cattura, alterna la glorificazione del Padre e quella del Figlio, in quanto le azioni di Gesù hanno dato gloria al Padre, e il Padre ha dato gloria a Gesù nei segni che gli ha consentito di compiere e gliene darà ancora nella Resurrezione. Quando perciò preghiamo è come se invitassimo Dio a glorificare il proprio nome. Messo da parte il nostro impegno nella testimonianza, che altro vuol dire "glorificare"? E che ci guadagna Dio a glorificarsi? Ma soprattutto, a noi cosa cambia?
Il concetto di gloria, in aramaico, pare sia legato al concetto di "peso". Gloria ha pertanto chi o cosa sia potente, ricco, influente o bello. Dar gloria a Dio vuol dire "dargli peso", metterlo al primo posto. Cristo ha dato gloria a Dio, perché per rivelarlo è giunto alla morte, e alla morte di croce. Dio glorifica sè stesso dinanzi agli uomini quando rende evidente la sua potenza, ad esempio nei miracoli legati a Mosè.
Insomma Dio, noi ti chiediamo di poterti vedere, di poterti conoscere, di vedere la tua grandezza coi nostri occhi! Ed è chiaro cosa cambia: chiunque vuol vedere il suo amato, e chiunque ne è rinfrancato.

...venga il tuo regno...

Be' oh, questo sembra facile... In realtà il Regno di Dio è una cosa così complicata che Matteo vi dedica ben 7 parabole, e Gesù torna spessissimo su di esso. Certamente è la vita nuova dopo il giudizio universale, certamente è l'Agape cristiana, l'amore reciproco vissuto in questa vita. Nella mia esperienza personale di preghiera, questa frase significa:"Vieni Signore, e prendi il timone di questa barca, governa tu, sii tu al primo posto."


...sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Considerate come Gesù Cristo ci insegni ad essere umili, mostrandoci che la nostra virtù non dipende soltanto dai nostri sforzi, ma anche dalla grazia di Dio. Egli comanda ad ogni fedele che prega, di farlo con respiro universale, cioè per tutta la terra. Egli, infatti, non dice “sia fatta la tua Volontà” in me o in voi, “ma in terra, su tutta la terra”; e ciò perché dalla terra sia eliminato l'errore e sulla terra regni la verità, sia distrutto il vizio, rifiorisca la virtù, e la terra non sia diversa dal cielo [San Giovanni Crisostomo, Homilia in Matthaeum, 19, 5: PG 57, 280B].
Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno. (Gv 6,40)
2826 E' mediante la preghiera che possiamo “discernere la Volontà di Dio” (Rm 12,2 ) [Ef 5,17 ] ed ottenere la costanza nel compierla [Eb 10,36 ].
Sia fatta nella Chiesa come nel Signore nostro Gesù Cristo [Sant'Agostino, De Sermone Domini in monte, 2, 6, 24: PL 34, 1279].

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
per il corpo e per lo spirito:

l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. (Dt 8,3)

e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
2840 Ora, ed è cosa tremenda, questo flusso di misericordia non può giungere al nostro cuore finché noi non abbiamo perdonato a chi ci ha offeso. L'Amore, come il Corpo di Cristo, è indivisibile: non possiamo amare Dio che non vediamo, se non amiamo il fratello, la sorella che vediamo [1Gv 4,20 ]. Nel rifiuto di perdonare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, il nostro cuore si chiude e la sua durezza lo rende impermeabile all'amore misericordioso del Padre; nella confessione del nostro peccato, il nostro cuore è aperto alla sua grazia.

...e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
O dal maligno, secondo la Bibbia di Gerusalemme. La traduzione è cambiata, perchè il verbo aramaico da cui sarebbe stata ottenuta la versione greca ha un significato permissivo, del tipo: non lasciare che cadiamo in tentazione.
Personalmente amo molto questo cambiamento, perchè nella tentazione non si ha la sensazione di essere tormentati da Dio, piuttosto si ha l'impressione di esserne abbandonati.


Padre nostro, che sei nella beatitudine celeste, che ti levi così alto di fronte agli uomini, così bello e grande, Dio, mio Signore,
fatti vedere in mezzo a noi e per mezzo nostro, affinchè tutti ti conoscano,
e tu possa regnare veramente in questo mondo e nel nostro cuore.
Allora, ciascuno amerà il prossimo suo come sè stesso,
con lo stesso amore con cui tu ami tuo Figlio, con lo stesso amore degli angeli del cielo, quella Carità che resta in eterno, quando i cieli e la terra sono passati.
Provvedi tu al nostro sostentamento materiale e spirituale, il necessario, senza fasto, ma non lasciare che alcuno ne sia privo;
perdona le nostre mancanze, e noi ci impegnamo a perdonare allo stesso modo le mancanze degli altri verso di noi, perché Signore, in te siamo così ricchi di amore, che possiamo perdonare tutto a tutti. Poiché tu ci hai amato per primo, continuamo ad amare, poiché tu per primo ci hai rivelato le nostre debolezze ai nostri occhi e le hai perdonate, noi pure perdoniamo.
Nel momento della sofferenza e della distanza, quando non teniamo piú fede a te e amiamo male, Signore, non ci abbandonare. Resta con noi e sii pronto a rialzarci dal fosso in cui siamo caduti, non lasciare che ci disperiamo, non lasciarci incattivire nella durezza del nostro egoismo. Non lasciarci nella schiavitù del peccato, ma amaci una volta ancora Signore, e donaci il tuo Spirito, perchè dove è il tuo Spirito è la libertà.
Amen