mercoledì 17 febbraio 2010

Quaresima


In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Lc 4,1-13


Chi glielo fa fare a Gesù, di andare nel deserto, tra le fiere, quaranta giorni, senza mangiare??
Non ci va da sè, lo Spirito lo sospinge. E perchè proprio nel deserto? Perchè la voce di Dio è come il mormorìo di un vento leggero, e ascoltarla richiede impegno.
Ora, Gesù veniva da trent'anni di vita da falegname. Perchè d'un tratto lo Spirito lo chiama? Cos'ha da dirgli? Leggendo poche righe più sotto, abbiamo la conseguenza di quel ritiro spirituale: Gesù viaggia per la Galilea e predica la conversione, l'arrivo del Regno di Dio. In altre parole nel suo "ritiro" il Padre gli ha annunciato il progetto che aveva per lui. Tante volte Gesù dice: "ciò che il Padre mi ha detto", ebbene questa era una delle occasioni in cui il Padre gli ha chiesto di "lavorare nella sua vigna".
Non deve essere stato facile per Gesù, quando il Padre gli ha detto, in preghiera, che era necessario che egli si esponesse predicando, che si assoggettasse alla persecuzione degli uomini, che terminerà con la crocifissione. Ha avuto paura. Potremmo immaginare Satana con gli zoccoli da caprone, le corna e lo zolfo, che si reca da Gesù e lo scarrozza da un pinnacolo all'altro. Ma noi sappiamo cosa Gesù ha provato senza bisogno di effetti speciali: ha avuto paura. È stato tentato di dire che era impossibile per lui - la tentazione del pane, il limite materiale; è stato tentato dal pensare che essere figlio di Dio voleva dire essere una sorta di superman, che con quei poteri poteva fare di testa sua - la tentazione del pinnacolo; gli sono passate davanti le mille altre cose che avrebbe potuto fare della sua vita, piuttosto che andare a morire per persone peggiori di lui - le ricchezze del mondo. Sono cose che fanno parte della vita spirituale di ciascuno. A queste Gesù ha risposto con Castità, Obbedienza e Povertà, sempre tramite la Parola di Dio.

Che se ne fa Dio, che è Amore, della nostra astinenza dalle carni e dei nostri digiuni? Perchè la Chiesa ci chiede di vivere la Quaresima?
Me lo rivelò un caro amico, in una preziosa predicazione di cui mi è rimasta questa nota: "Quando l'uomo chiede è per ricevere, quando Dio chiede è per dare."
Avete presente quel riguardo che abbiamo verso le persone che amiamo, di ricordare i loro compleanni, di comprare un regalo per l'anniversario, etc. etc.? I "fioretti" sono gesti di devozione verso Dio, la cui mancanza non fa soffrire Lui, ma toglie a noi l'occasione di ricordarci di Dio e di dialogare con Lui.
Senza dubbio la parola d'ordine della Quaresima è l'ascolto, il dialogo con Dio, e il numero quaranta (da cui il nome) accompagna il diluvio, l'Esodo, la fuga di Elia, tutti momenti di conversione, nei quali Dio si fa presente per riscattare il suo popolo dal peccato.

Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore.
Dt 6,4-6

L'invito di Dio per la quaresima in particolare, e per ogni giorno della nostra vita in generale, è dunque: "Ascolta!!".

«Su, venite e discutiamo» dice il Signore. «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.»
Is 1,18
In passato ho sofferto molto la lontananza da Dio. Quando ho interrotto la preghiera e la predicazione, questa era diventata una cosa mia, non apparteneva più interamente a Dio. Si trattava di mettermi a pregare e produrre lo spunto di preghiera. L'Ascolto si era svuotato, perchè mancava il Silenzio, quello stesso Silenzio che Gesù ha cercato nel deserto.
Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?».
1Re 19,11-13

Mi piace molto quest'immagine, perchè descrive bene quel che si prova quando si cerca Dio. "Mormorìo di un vento leggero."

Queste considerazioni le ho fatte l'anno scorso, quando ho avuto la possibilità, perchè me lo ha chiesto il parroco, di dare ancora la Parola.
L'incontro in sè non è stato entusiasmante. Era la prima volta che parlavo davanti a persone che non conoscevo, ero molto emozionato, parlavo troppo in fretta.
Ma pur con le numerose le imperfezioni, ho provato in quel momento un grande senso di libertà perché quello che stavo facendo, e che non mi piaceva, lo facevo per Dio, e quello che cercavo di trasmettere era la Sua Parola, non la mia. L'obbiettivo da raggiungere era che ciascuno pregasse tra sè, e non che si riflettesse dottamente. In generale l'aridità spirituale provata in passato mi ha portato ad amare queste imperfezioni. Ci vedo il vento leggero, lontano dal chiasso dell'ambizione e della superbia. Ed è bello fare qualcosa senza averne la ricompensa della soddisfazione personale.

Signore, rileggendo queste note mi accorgo di quello che allora mi hai dato, che in parte è entrato nel tessuto della mia preghiera, e ne sono lieto. Mi accorgo pure che non tutto è entrato a far parte della mia vita, e tu mi dici: su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino. Per aver ricevuto la tua Parola, Signore ti ringrazio, e su di essa confido: sono con voi tutti i giorni. Vorrei che questo mormorìo intervenisse nelle mie scelte, vorrei che fossero fatte attraverso di Te e per Te, e allora sono certo che non me ne pentirei. Non è più dolce soffrire per amore che godere nella solitudine? Mi piacerebbe poterti avvicinare tutto in una volta, senza dover aspettare, senza dover crescere, senza dover ancora cadere.
Ma se questa è invece la tua volontà, sia fatta la tua, non la mia.

domenica 7 febbraio 2010

Cristo Re

Io santificherò il mio gran nome che è stato profanato fra le nazioni, in mezzo alle quali voi l'avete profanato; e le nazioni conosceranno che io sono il SIGNORE", dice il Signore, DIO, "quando io mi santificherò in voi, sotto i loro occhi. Io vi farò uscire dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi, e vi ricondurrò nel vostro paese; vi aspergerò d'acqua pura e sarete puri; io vi purificherò di tutte le vostre impurità e di tutti i vostri idoli. Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni. Abiterete nel paese che io diedi ai vostri padri, sarete il mio popolo, e io sarò il vostro Dio.
Ez 36,23-28

Questo post ho cominciato a prepararlo il 14 Ottobre. Ho pensato di postarlo il 22 Novembre, era il giorno di Cristo Re. Quel giorno ricorreva per me il settimo anniversario della cresima, sapete, la Confermazione.
Perchè a due mesi dalla mia conversione, questa si è tradotta per me in sacramento, quel sacramento in cui uno dice:"Eccomi, Signore! Abbraccio la vita che tu mi metti davanti, con questa fede, in questa chiesa, sono il tuo soldato". E qui ho cominciato a pregarci su, a meditare, e mi sono fermato. Perchè questo passo di Ezechiele io lo leggevo al futuro, ma vedete, questo è il passato, questo è già successo.

La promessa di questo passo Dio l'ha mantenuta. A livello storico, perché Gesù è venuto sulla terra, e tutto quanto detto è stato fatto. Il Signore si è santificato in noi, nell'umanità, nella santità di Cristo. Gli apostoli hanno radunato gente da tutti i paesi, perché tutti diventassimo cittadini del cielo. Dio ci ha dato un cuore nuovo e il suo Spirito, dopo la morte di Cristo; eravamo duri di cuore e siamo stati cambiati.
Io l'ho vissuto anche a livello personale, io l'ho incontrato Cristo, ho avuto un cuore nuovo, sono parte del popolo di Dio. Eppure l'attesa non si estingue, e sempre sento quel che mi manca, la mia distanza da Dio. È ingiusto, però, credere che la salvezza arriverà domani, tutta insieme. La salvezza, in questi sette anni, Dio me l'ha data poco a poco, e il molto che ancora mi manca me lo dà giorno per giorno. I nostri errori, i nostri limiti, sono tali oggi, e ci disgustano, ma sono un passo di un lungo cammino. Quello che oggi sembra un male abietto é uno stadio incompleto del bene. Quando i neonati gattonano non sono impediti. Stanno solo imparando.
Stiamo solo imparando a fare il Bene, ma il Bene c'è, lì sotto, dentro di noi. Bisogna che continuiamo a imparare.
Nella festa di Cristo Re che si avvicinava, mi chiedevo in cosa questo Regno consista, e in cosa credo, e perchè ci credo, e cosa mi ha convinto, se ne sono ancora convinto. Siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni (1 Pt 3, 15).

Ho cercato allora nella Parola di Dio, ed ecco il vangelo del giorno di Cristo Re:

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Gv 18, 33b-37

"Il mio regno non è di questo mondo". Queste parole mi hanno tenuto sospeso. Che differenza fa Cristo? Per quale motivo avevo scelto di servire questo re?

Guardate, Cristo si è comportato in modo peculiare. Quando lo arrestano, non fugge, e nessuno combatte per lui; avendo un grande messaggio da dare, non lo ha scritto perché potesse ispirare le generazioni future, ma lo ha affidato a un gruppo di pescatori, verbalmente, vivendoci accanto per tre anni e parlando con loro. Altri capi e innovatori religiosi, o saggi, si sono lasciati proteggere da zelanti politici o da gruppi di fedeli. Penso ad esempio a Lutero, a Maometto, a tanti papi. Gesù no, va a morire. Di una morte umiliante, che per un giudeo era il segno chiaro:"Questo qui non è stato accettato dal Sinedrio, quindi era un bestemmiatore."
Ma fin qui ci arrivava anche il buon Socrate.
Gesù è ancora più strano. Avendo capito molte cose, poteva tirar fuori una sua idea, farne una teoria, come il marxismo o la maieutica. Gesù, invece, insiste per scomparire: afferma sempre che tutto quanto dice non è venuto in testa a lui, ma glielo ha detto il Padre.
Io ho letto la biografia di Terzani, e devo dire, un uomo saggio. Pur quest'uomo saggio, giunto alla fine della sua vita, chiama il figlio e gli racconta le sue memorie. Terzani non si lascia disperdere così, nella storia. Pur distaccato dalla vita, non si distacca dal dire la sua, dall'esprimere quella sua vita in pagine che sono in qualche modo garanzia di immortalità. Gesù non fa preparativi di sorta, il tutto si limita a una preghiera a cena.
Di solito quando uno è re detta le regole. Gesù no, lui rispetta le regole degli altri. Cavolo, il figlio di Dio poteva pure dire di fare una cerimonia in questo modo anzichè in un altro. Lui la lascia agli uomini, la liturgia. Quante volte nella storia dell'uomo un leader cambia le regole? Pensate alla rivoluzione francese. Gesù invece obbedisce alle regole di Mosè, e pure a quelle di Cesare, e anzi le fa diventare più esigenti. Robespierre arriva e dice: via il re Luigi, a morte, non c'é bisogno. Gesù arriva e dice, non solo non dovete tradire vostra moglie, come sta scritto, ma non dovete neppure pensarci a tradirla. La dovete amare, vostra moglie. Che non è mica più facile. Tradire è un fatto, anzi non-tradire è un non-fare; ma amare, questa è una cosa che si gioca senza testimoni, senza prove da superare, è un impegno che non finisce più.
Quando uno è re mangia di più degli altri e gli toccano gli onori. Gesù digiunava e lavava i piedi ai discepoli.
Quando uno è re, minimo minimo deve stendersi a dirimere le questioni di legge (era così specialmente tra i giudei, i quali chiedevano udienza presso il re perché questi giudicasse le cause). Quando a Gesù portano l'adultera, egli non la giudica. Tutti sanno che l'adultera non avrebbe dovuto tradire il marito. Lo sanno i giudei che la vogliono lapidare, lo sa Gesù e lo sa pure lei. Lui le dice invece: va' e non peccare più (Gv 8,11). Qua c'è da pensarci un attimo. Non è che Gesù fosse meno ebreo degli altri. Naturalmente da ebreo gli viene presentata la peccatrice, egli può spontaneamente pensare:"Troia. Lapidiamola." No, invece. Gesù è venuto a salvarla la gente, non a condannarla.
Se tu sei re e uno ti attacca, ti toglie dal trono e ti mette in ridicolo, come minimo gli scagli una maledizione. Gesù invece muore pregando perché chi l'ha messo in croce sia perdonato.

Ma dove lo trovo un altro così? Seriamente. Mettiamoci a ripassare la lista dei rivoluzionari, degli eroi, dei profeti, e vediamo. Io non l'ho trovato. Delle persone hanno cercato di fare un po' come lui. S. Francesco, S. Agostino, S. Bernardo... Ma è l'originale, Gesù, che mi lascia a bocca aperta.

Prima di convertirmi non era certo mio uso inchinarmi davanti alla croce. Nel mese in cui poi mi convertii frequentavo un oratorio dell'Opus Dei, in una residenza universitaria dove andavo a studiare. Avevano molti libri e una bella cappellina. Ricordo che una volta entrai nell'oratorio, un po' curioso, un po' con vergogna, insomma, io ero un giovane ambizioso intellettuale ateo :D Sgattaiolai dentro infilandomi subito tra le panche, senza arrivare di fronte all'altare, là dove il buon cristiano si genuflette. Sedetti, e poi pensai a come ero entrato. Un po' come un imbucato a una festa, che non vuol incontrare il padrone di casa. Realizzai allora quanto ero attaccato al mio orgoglio di guardare Dio da pari a pari, perché io ero ateo, io ero un uomo libero, e quella... era una statua. Lì pregai per la prima volta. Mi sentivo così schiavo, e avrei voluto essere così libero. Mi sentivo incatenato a terra, e volevo volare.
Ora, che libertà è giurare fedeltà a un re? Non è che sia proprio libertà. Ma io avevo incontrato delle suore, e avevo visto come loro vivevano questo cristianesimo, questo amore. Caspita, era diverso dal resto del mondo. Il mondo che conoscevo, che potevo prevedere, il mondo che potevo tenere in tasca. Con i mezzi che fin da piccoli impariamo a conoscere, le relazioni interpersonali, la cultura, la filosofia, la politica. Con tutta questa ricchezza di mezzi, l'umanità non cambiava. Non cambiava neppure gli individui; ma queste suore, queste possedevano l'afflato di originalità, di stranezza, che era caratteristico di Cristo.

Allora, nel vederlo anche realizzato, ci ho creduto, alle parole di quest'uomo, che ho trovato scritte dai suoi seguaci. Chiaro che a me piace pensare di essere libero, indipendente, grande e potente. Chiaro che mi piace l'idea di diventare professore un giorno. Naturalmente sogno di avere un bel lavoro, una bella famiglia, scrivere libri influenti e avere a cena i miei amici. Re di questo mio piccolo mondo.
Ma essere servo di questo re, Gesù, non posso negarlo, mi piace di più.
Le risposte di questo mondo non mi bastano. La politica non è sufficiente. Verrà mai lo stato a dirvi di risparmiare, perché c'è gente più povera di voi che ha bisogno dei vostri soldi più di voi? No, lo stato vi dà gli incentivi per cambiare auto. Come potrebbe fare altrimenti? Col comunismo? Bene, disparità non ce ne sono più, ma sembra che la libertà di pensiero ne risenta un tantino... e allora?

E allora Cristo è l'alternativa. Non è un'idea da argomentare, è una persona, il cui comportamento si capisce solo con l'amore. Cristo ha amato, e anche io voglio amare come lui. Perciò credo a quello che ha detto. Spesso ho dei dubbi sulla mia fede. Ma mi sostiene il fatto che Cristo ha detto che questo Dio c'è, che sono suo figlio, ed è l'unico uomo a cui mi sento davvero di prestare fede. Non perché faceva i miracoli. Perché amava più degli altri, per questo gli credo. Non gli resisto, perchè mi sono proprio innamorato della sua Verità, della sua Vita. È per me una fonte di ispirazione, di crescita e di consolazione. Soffro quando non riesco a comportarmi come Cristo, godo quando riesco ad amare come Egli ha amato, quando mi sento unito a lui.
Studio il suo comportamento con attenzione. E mi consola pensare, quando sbaglio, che almeno ho tentato di amare. Alla fine non ce l'ho fatta, ma quello che a Cristo non piace è che non ci si butti neppure nell'avventura, omettere è il peccato radicale. Dimenticarsi di amare. Ignorare le persone (nel peccato originale, ignorare Dio).

E naturalmente l'Amore è esigente. Non è che posso andare da mia moglie e dirle:"Senti, io ti amo, però insomma sii tollerante, a me le femmine piacciono assai". Cristo è esigente. Non si può stiracchiare la Verità qua e là per farci entrare tutto quello che ci piace. Bisogna cercarla, questa Verità, non inventarsela. Io la cerco nelle parole di Cristo, nel tentativo di vivere come Lui. Oggi porto un frutto magro. Ma a tentoni, col tempo, anche questo neonato imparerà a camminare eretto...


Per questo amore, Signore, per l'occasione di incontrarti, per avermi cercato, ti ringrazio profondamente. Per il cuore nuovo, per i cambiamenti che hai fatto i me, e per quelli che prepari; per l'amore che ho ricevuto dalle persone, per l'amore ricevuto da te, per il calore della tua preghiera; per la sofferenza, in cui mi hai mostrato la strada; per la solitudine in cui hai sussurrato la tua parola; per la compagnia in cui mi hai donato la gioia; per il pane che mi hai dato, per l'intelligenza, per il corpo, per l'occasione che ho avuto di imparare e di amare; per la Speranza nel Tuo esempio, per la Fede di chi ha acceso in me la Fede; per la bellezza del mondo, delle creature, per il mistero che ci circonda, ti ringrazio, Padre, di cuore. E ti prego con fiducia, che tu mi insegni a Obbedire a questo Re, e lasciare che la tua volontà sia fatta davvero nella mia vita.

lunedì 7 dicembre 2009

Il sonno, l'Avvento

"Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà. Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha preposto ai suoi domestici con l'incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto? Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agire così! In verità vi dico: gli affiderà l'amministrazione di tutti i suoi beni. Ma se questo servo malvagio dicesse in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi, arriverà il padrone quando il servo non se l'aspetta e nell'ora che non sa, lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridore di denti."


Mt 24, 42-51


La prima parte del passo viene interpretata, e talvolta predicata, come se il Signore avesse in mente di "fregare" l'uomo, come se il Signore fosse il ladro che viene. Ma io credo che la prima parte sia piuttosto una enfatica immagine per spiegare cos'é la veglia: é uno stato di attenzione, di ricerca attiva del bene: il buon servo cerca di fare ciò che vuole il padrone, anche quando questi non c'è. Gesú dice: "vivete con attenzione, non siate superficiali, non agite a casaccio".
Dunque, per comprendere cos'é il sonno spirituale, mi sono domandato cosa sia il sonno effettivamente, perché il sonno torna nelle parabole e nella vita di Gesú (le dieci vergini, i discepoli che si addormentano dopo l'ultima cena...).
"Il sonno é uno stato di alterata coscienza caratterizzato da queste componenti:

1. attivitá motoria ridotta;
2. diminuita risposta a stimolazione esterna;
3. postura stereotipica;
4. reversibilitá facilmente ottenibile (diversamente dal coma per esempio)"

(Eric Kandel, "Principi di Neuroscienze")

Allora "dormire spiritualmente" vorrá dire essere inattivi e poco ricettivi, fare poco il bene ed esserne insensibili. Avete fatto caso a come Gesù, nel vangelo, non se la prenda tanto coi peccatori? Quando incontra una peccatrice, le dice: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato (Lc 7, 47). Perdona Zaccheo il pubblicano e perfino il ladrone sulla croce, però rimprovera in continuazione i farisei, che pare non facciano niente di male. Insomma, questo Gesù lo capiscono meglio ladri e prostitute, che gli uomini del Sinedrio.
Perchè?
Ecco, secondo me perchè dormono. A volte pensiamo di essere più o meno a posto, abbiamo un piccolo mondo di certezze. Stiamo comodi. Altre volte pensiamo di doverci preparare bene per incontrare Dio, perchè siamo indegni ecc. Sono due facce della stessa medaglia: nell'uno e nell'altro caso non teniamo in considerazione il "Padrone di casa", ma decidiamo da noi di assolverci o di incolparci.
Nel sonno non si vede la realtá per come é, poiché i canali sensoriali sono sbarrati, eppure si fanno delle esperienze, i sogni. L'addormentato é concentrato su sè stesso, sul suo mondo. Chi dorme non sempre sa di dormire: solo chi é sveglio puó dire con sicurezza se qualcuno dorma oppure no.
Magari pensiamo di essere sulla buona strada, ma inseguiamo i nostri pensieri, e non prestiamo orecchio a Dio. Magari pensiamo che non facciamo quello che vuole Dio, ma lo faremo domani. Ebbene, Gesù ci dice: sveglia! Dio passa nella vostra vita, e voi dormite!

Questo fatto di giudicare noi stesso e impartirci salvezza o condanna è proprio un brutto vizio.

Chi sei tu per giudicare un servo che non è tuo? Stia in piedi o cada, ciò riguarda il suo padrone; ma starà in piedi, perché il Signore ha il potere di farcelo stare.
Rm 14,4

Noi stessi siamo servi altrui, da rimettere al giudizio del Signore. E cosí la mia preghiera spesso risulta infruttuosa, ruotando spesso intorno a me, a quello che ho fatto, che non ho fatto, etc... ma compito mio è fare, non giudicare il mio operato. Capita pure quando si è studenti. Ne avrete incontrati ragazzi che dicono - sono preparatissimo, ho studiato tanto! - e poi all'esame tirano fuori sì e no qualche parola. Compito dello studente è studiare, al giudizio ci pensa il prof. Be', il giudizio è di Dio, inutile distrarsi cercando di stabilire il nostro valore. Il nostro valore è tale che Dio ha mandato il suo unico figlio perchè il mondo lo conoscesse e fosse salvo. Aver fede significa mettere questo di fronte ai nostri criteri di valutazione!

Perciò rimbocchiamoci le maniche anche se sappiamo di non essere perfetti. Nessuna idea deve fermarci nella corsa verso il bene. Meglio fare qualcosa, sbagliare e chiedere perdono, che dormire. Il resto viene dall'orgoglio.
Spesso ho avuto la sensazione che buttarsi giù sia un ostacolo piú grande del peccato in sé stesso, perchè impedisce all'Amore di guarirci. Nessuno spera in ciò che già vede: perciò là dove siamo limitati, dove non vediamo il risultato, quello è il posto della nostra anima in cui Dio farà la sua casa, se speriamo nella sua parola.

Lo dico ancora una volta: là dove comincia il nostro limite comincia la grazia di Dio. Coraggio! Nella nostra debolezza Dio fa la sua casa e si manifesta. Dal grembo della sterile ha tratto santi. S. Paolo scrive:

Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.
2Cor 12, 9s.

Tempo fa ho partecipato per alcuni mesi alle visite neurologiche con un medico con cui collaboro. Quando entravamo nell'unitá dei malati terminali ero sempre impressionato. Di fronte a pazienti che hanno perso molte delle capacitá che usiamo attribuire all'uomo, il valore delle cose vacilla. Non c'é assolutamente spazio per le inezie; tutto sembra insignificante in quella stanza, ed é una visione talmente disarmante per me, che Dio entra immediatamente in gioco. Non si fraintenda ció che dico, ma quello mi pare il regno di Dio. Lo spazio dove non resta che la caritá.
Piú i pazienti stanno male, piú indietro i loro parenti vanno nel cercare oggetti che siano loro di conforto. Vicino ai letti dei pazienti si trovano pupazzetti, disegnini... come fossero bambini.
Perché parlo del Regno di Dio in quella stanza? Lá dove l'umanitá é quasi annullata, Dio pare piú forte. Il medico gira per i letti senza cura estrema, non visita davvero i pazienti: si avvicina, dice loro due parole, fa loro una carezza, va via.
Sostenere lo sguardo di uno di questi pazienti, quando avevano gli occhi aperti, era per me impossibile. Mi veniva in mente proprio questo paragone: non si puó sostenere lo sguardo di Dio. E Dio afferma proprio di essere nei piccoli e nei deboli.

Questa é la mia preghiera, Signore: venga il tuo Regno nel mio cuore e nelle mie azioni, così che io sia pronto. Lascia che io mi affidi a te quando giungo al limite. Non lasciare che io mi addormenti, ma veglia con me.